Soul boys of the western world

Mi ritrovo a sei mesi di distanza dai concerti italiani a scrivere giusto due righe per una piccola recensione su quello che è stato un grande tour. Non si può scrivere più di quanto è già stato detto, l’apoteosi del successo, la consapevolezza della grandezza, la conferma superflua di quanto sappiano sempre aggiornarsi, gli Spandau, e migliorare se possibile.
Un grande “Soul boys of the western world” tour. Acquistati e accantonati, per motivi vari, i biglietti dei concerti di Londra, ci buttiamo sulle cinque date italiane. Milano Torino Padova Firenze e Roma.
L’apertura al Forum è grandiosa, pienone, buona posizione. Peccato che il djset di Rusty Egan è sparato ad un volume troppo alto. Il telo bianco ricorda il tour di cinque anni fa, ma non scorrono immagini su di esso, nasconde solo i nostri eroi che, in un battibaleno, ci riportano l’adrenalina a mille. Grande concerto, grande partecipazione del pubblico e grande apprezzamento degli Spands che ci amano davvero tanto. La nostra bandiera lanciata sul palco senza troppa convinzione viene sventolata dai ragazzi. Viva l’Italia!
Torino è l’unica data non pienissima ma il pubblico c’è e si sente. Dj Rusty si posiziona sul palco, mette musica più carina (o forse è la stessa di Milano?) con un giusto volume e si fa apprezzare, prima del concerto. March e io ci divertiamo osservando le sue mosse. Finalmente prima fila. Riusciamo anche a parlare con Tony nel pomeriggio. Tony, sei grande! mai avremmo però immaginato che, per i saluti finali, John tira fuori dal cilindro la nostra bandiera di Milano! Salutiamo Re e torniamo a Milano, domattina sveglia presto, ci aspetta il treno per il Veneto. Purtroppo a Padova dobbiamo riprendere a faticare per la pole; non ci sono poltrone, la transenna ci aspetta. Gli anni passano, si soffre fisicamente un po’ di più tra attesa e raggiungimento della meta. Ma ce la facciamo. E Padova risulterà un’altra tappa fondamentale e molto molto partecipe. Si rispolvera anche l’ale-oo e il popopopopopopooooo (più o meno scritto giusto). Gli Spandau sono felici. Noi pure. La bandiera, gelosamente custodita da the King, torna a sventolare.
In treno ci trasferiamo a Firenze che, come sempre, si rivela la tappa più pesante. A parte il mio mal di stomaco, è faticosa la corsa per la pole. Come sempre devo ringraziare le mie compagne di avventura che corrono anche per me. Il tricolore compare sempre sul palco in occasione dei saluti finali.
Ultimo trasferimento verso Roma, verso la chiusura del tour italiano. Tanta adrenalina ma anche tanta tristezza. Si sa, il gioco è bello quando è corto ma non sono convinta che sia sempre così. Buona posizione ma la prima parte del concerto è quella che mi sono goduta di meno. Per fortuna, la security si allontana quando tutto il pubblico da le spalle al palco per seguire Tony e Gary che eseguono “Empty spaces”: noi ci attacchiamo alla transenna. Bello rivedere Manu Roberta Fabiola Gema. Il pubblico canta ininterrottamente con gli Spandau.Il tricolore c’è sempre.
Il tour prosegue in Europa, noi ci fermiamo ma è stato bello, bellissimo.
Agnese
settembre 2015