Il “giorno dopo” … ma … sull’onda dei ricordi

Sabato 23 luglio 2011: potrebbe essere il fatidico “giorno dopo” ma non sempre le cose vanno come si vorrebbe, bisogna impararlo… e dato che il famoso detto “non c’è due senza tre” questa volta non ha funzionato, non tergiverso oltre e metto mani alla tastiera sfogliando l’album dei ricordi racchiuso nella mia mente.

Era l’autunno dello scorso anno e la domanda di Ag: “sapete già cosa fare il 14 maggio 2011?” suonava abbastanza “prematura”… Il suo “io sì”, invece, aveva un’aria decisamente convinta.
Come altrettanto convinto (e convincente) è stato quel suo sms che, agli albori del nuovo anno, sentenziava: “domani compro i biglietti per Gorizia, chi li vuole?”. A quel punto il suo “io sì” è diventato anche mio e delle altre sacerdotesse. Biglietti acquistati, prima fila assicurata.
Gorizia non è proprio dietro l’angolo e neppure così ben collegata con Torino ma in quel momento non c’erano altre date all’orizzonte …
Se non che … la Befana, insieme al carbone, sicuramente meritato, mi fa trovare nella calza un altro sms di Ag, stringato ma essenziale: “Tony 11 marzo Roma Stazione Birra”.
Ero a Roma in quei giorni, riporto immediatamente la notizia a Manu… Nel giro di una settimana (se le prenotazioni fossero state aperte già quel giorno ci avremmo messo anche meno…) biglietti del concerto presi e volo aereo prenotato. Non restava che attendere marzo…
Marzo arriva ed arriva pure la notizia che il concerto viene posticipato ad aprile per “improrogabili impegni televisivi dell’artista”… Altro volo aereo prenotato (sigh!) e altra attesa …
Arriva l’8 aprile. Non potendo bissare il giorno di ferie preso a marzo, arrivo a Fiumicino nel pomeriggio inoltrato. C’è Manu ad attendermi. Accompagnate dal consueto traffico del Grande Raccordo Anulare e con un po’ di fatica, vista la collocazione non proprio facilmente raggiungibile, arriviamo a Stazione Birra pochi minuti prima che il “buttafuori” (in questo frangente più propriamente “buttadentro”) inizi a far accedere nel locale le persone che avevano prenotato il tavolo per la cena. Noi siamo tra quelle. Credevo che i tavoli fossero a ridosso del palco, come ai bei tempi del Ronnie Scotts di Birmingham, ed invece sono collocati al fondo del locale. La posizione non è assolutamente malvagia ma quella “prima fila” deserta è un’attrattiva non indifferente per tutto il tempo della cena… Desisto solo quando il locale inizia ad affollarsi e la prima fila a riempirsi ma “studio” una possibile via di avvicinamento al palco, oltremodo sfruttata durante il concerto…
Poco dopo le 22.30 la band prende posto sul palco: Phil alle tastiere, l’altro Phil al basso, Richie alla chitarra, una new entry alle percussioni, la “solita” corista e John dietro alla sua batteria. Pochi istanti e arriva anche lui. Mi sembra in forma il “ragazzo”… Attacca con una delle mie preferite: “Somebody told me” e l’atmosfera si fa subito più calda. Resisto per un paio di pezzi ferma (ma non di certo seduta) al tavolo poi l’adrenalina da “sotto palco” sale e come per incanto mi trovo quasi in prima fila. Infila una serie di canzoni Spandau: Highly Strung, Only when you leave, Lifeline, Round and Round (dice che in Italia la mette sempre in scaletta perché è una delle canzoni preferite dagli italiani… io non sono tra questi). Scherza molto sul palco, soprattutto parlando di Max Giusti e del programma radiofonico “SuperMax” a cui ha partecipato quel giorno stesso. Parla del suo duetto con Caparezza, senza lesinare complimenti per l’italico rapper. E non manca di nominare più e più volte (!) “grappa” e “limoncello”. Il tutto, naturalmente, tra una canzone e l’altra. Ricordo, sicuramente in ordine sparso, una quasi mistica With or without you, una ritmatissima Suspicious minds, oltre che Somobody to love, Walking in Menphis, Life on Mars, Addicted to love, Rio… Scherza parecchio anche con il pubblico che applaude soprattutto le tre grandi immancabili: True, Through the barricades ed una I’ll fly for you che personalmente ho trovato FAN-TA-STI-CA, come d’altronde l’intero concerto, penso il migliore visto fino ad ora. Riesce pure ad intrattiene un simpatico “dialogo” con un bambino in prima fila, issato sulle spalle del suo papà, sicuramente il più interessato tra i due al concerto… Il bimbo vuole a tutti i costi offrire a Tony una delle patatina fritte del suo cartoccio, in fin dei conti Stazione Birra è a tutti gli effetti una birreria e le patatine fritte sono un must… Al che Tony, nel suo italiano stentato e divertente sentenzia: “no mangiare e cantare insieme; prima cantare poi mangiare”… Chiarissimo, direi!
Come ormai d’abitudine, evita l’uscita dal palco ed il successivo rientro per i bis e ci regala ancora due canzoni: Let’s stick together e l’altra immancabile: Gold. Siamo alla fine: la band si riunisce con Tony a fronte palco per i ringraziamenti ed saluti di rito. Ed ecco rispuntare il bambino di prima. Ora non ha più il cartoccio ma brandisce in mano la patatina fritta appositamente “avanzata” per Tony che adesso, avendo finito di cantare, non può certo rifiutarla! La prende tra una risata generale e con un gesto molto dolce si stampa un bacio sulle dita (quelle della mano non unta dalla patatina) e accarezza la testa del bambino che si guarda intorno quasi stupito di tanta attenzione verso di lui. Quanto “orgoglio” negli occhi del suo papà, invece!!!
E’ circa mezzanotte, torniamo al tavolo, poco degnato durante tutto il concerto. Decidiamo di ordinare qualcosa da bere ma ci dicono che il locale sta per chiudere. Pochi minuti dopo, infatti, veniamo caldamente invitati ad uscire. E così ci tocca fare… Che una birreria chiuda a mezzanotte ci pare molto strano ed infatti… voci di corridoio ci confermano che, come sospettavamo, Tony & Co. stanno cenando nel locale.
E’ quasi mezzanotte e mezza ma sono ancora in molti fuori dal locale, chi si sta perdendo in chiacchiere, ma anche chi si è fermato per aspettare l’uscita della band. Forse proprio per le troppe persone ancora presenti, un energumeno del locale, in ovvia vena di protagonismo, sconsiglia di attendere lì l’uscita di Tony, arrivando addirittura a dare il nome dell’hotel dove alloggiano e invitando gli astanti ad andare là ad aspettarlo. L’hotel è praticamente “sotto casa” di Manu ma non ci sembra il caso di andarci. Decidiamo quindi di attendere ancora un po’ a Stazione Birra. E non siamo gli unici, anche se parecchie persone sono andate via. Poco dopo la porta principale del locale viene chiusa, gli energumeni in vena di protagonismo si moltiplicano e arrivano addirittura a transennare l’uscita. Mancano solo più gli occhiali da sole e le ricetrasmittenti nelle orecchie poi si potrebbe dare il primo ciack al seguito di “Bodyguard”, peccato manchi Gary… Eccessi a parte, ci posizioniamo ordinatamente dietro le transenne: saremo una trentina o poco più, tutti o quasi molto vicini quaranta se non over… e da più bocche, infatti, partono battute ironiche molto, molto esplicite verso lo zelo fuori luogo degli “addetti alla sicurezza”…
Passano pochi minuti e dal locale esce Richie. Si accende una sigaretta e, ben sapendo di non essere lui la persona che stiamo aspettando, si affretta a dire che “Tony is coming”. Si intrattiene comunque volentieri a chiacchierare e proprio in quel frangente mi rendo conto che il detto “non c’è il due senza il tre”, mentre non ha funzionato con i concerti, poteva funzionare con le mie prenotazioni aeree. Il concerto di quella sera è stato in forse fino all’ultimo dato che John non stava per niente bene… Si è rischiato il secondo rinvio che sarebbe significato il terzo viaggio per me… Sinceratami sulle condizioni di John e forte delle tante esperienze “spionistiche” del passato, cerco di scucire a Richie, senza troppa fatica, direi, qualche informazione sul loro ritorno a Londra. Mi dice che ripartiranno il giorno dopo alle 8. Per non essere troppo diretta, gli chiedo se atterreranno a Heathrow; mi dice che arriveranno a Stansted. Sufficiente per dedurre quello che volevo capire: se atterrerano a Stansted non partiranno da Fiumicino ma da Ciampino, anche in questo caso praticamente “sotto casa” di Manu.
Nel frattempo è arrivato il monovolume che presumibilmente porterà tutti in hotel. Di lì a poco, infatti, escono i due Phil, seguiti dalla corista e dalla ragazza che ha suonato le percussioni e si infilano direttamente in auto. Passa anche John che quasi nessuno riconosce, coperto fin sopra alla testa, per via, credo, del suo star poco bene. Sale anche Richie il che fa presupporre che sta per uscire anche Tony. Così è, infatti. Si ferma qualche istante sull’uscio del locale, saluta un paio di persone e quindi esce. Giusto il tempo di un saluto e un paio di autografi, niente più. Sale sull’auto, ancora con il bicchiere in mano… Lascio immaginare quanto poteva essere sobrio… L’auto si allontana e ci avviamo anche noi, non certo all’inseguimento. L’atteggiamento poco disponibile di Tony ha lasciato l’amaro in bocca tanto che all’idea di andare all’aeroporto il mattino successivo, sostituiamo la prospettiva di un tranquillo sabato al mare, come effettivamente poi sarà.
La domenica sera, mentre l’aereo sta procedendo a passo d’uomo sulla pista, congestionata più o meno come il Grande Raccordo Anulare il venerdì precedente, sfoglio distrattamente “Ulisse”, la rivista di bordo di Alitalia. Mi imbatto quasi subito in un articolo su Caparezza nel quale, ovviamente, si parla della sua collaborazione con Tony che fa bella mostra di se in una foto a fondo pagina. E la domanda mi sorge spontanea: perché non sfruttare la scia di questa collaborazione per proporre qualcosa di nuovo in Italia?
L’unica scia che viene sfruttata è quella dell’aereo che precede quello su cui sono io: lascio Fiumicino per atterrare a Torino cinquanta minuti dopo.
Mi ritrovo catapultata immediatamente nella mia quotidianità, in attesa del 14 maggio quando il ritmo incalzante dei doveri lascerà nuovamente spazio ad un week-end di “tonyana” distrazione.
Arriva anche maggio ma la sicurezza di andare a Gorizia non la si ha fino ad un paio di giorni prima del concerto.
Guenda e Marcella danno forfait, giustamente trattenute dai piccoli pargoli che hanno da poco allietato la loro vita. Per me non è proprio un periodo al top ed Ag è già in pieno fermento casa nuova. Paola, invece, ci da carta bianca. E’ giovedì, occorre prendere una decisione… Ed ecco l’ennesimo essenziale ma convincente sms di Ag: “ogni lasciata è persa”. Detto fatto: mezz’ora dopo prenoto l’hotel, venerdì pomeriggio raggiungo le ragazze a Milano e sabato mattina si parte. Alle 14.30 siamo al Gorizia Palace.
Giusto il tempo di sistemarci e siamo già in perlustrazione, non senza esserci prima accertate che i ragazzi non alloggino nel nostro hotel. Il receptionist sembra convincente quando ci dice che non sono lì, premurandosi non solo di controllare sul pc le prenotazioni ma indicandoci anche dove potrebbero soggiornare. Raggiungiamo il teatro che dista due isolati dall’hotel. E, sempre grazie a quell’esperienza “spionistica”, riusciamo ad avere conferma dai ragazzi che montano gli strumenti che l’hotel è quello che ci è stato indicato dal receptionist del Gorizia Palace e, soprattutto, a sapere l’ora del sound-check: le 17, ritardo dell’aereo da Londra permettendo…
E’ presto, decidiamo di andare a vedere che “aria tira” all’hotel.
Lì tutto tace… Aspettiamo un po’, poi Ag e Paola entrano in reception per cercare di avere qualche informazione. La disponibilità della receptionist si rivela molto scarsa e non riusciamo ad avere alcuna notizia. Le 17 si avvicinano, nulla si muove, tanto che, dopo che anche il mio tentativo di avere qualche informazione alla reception va buco, decidiamo di tornare al teatro dove i ragazzi dello staff, disponibilissimi, ci informano che l’aereo ha avuto un ulteriore ritardo per cui il sound-check è posticipato alle 18.30.
Abbiamo un paio d’ore: un po’ di shopping, un breve rientro in hotel e eccoci di nuovo al teatro, decise a non muoverci più. Di lì a poco ecco arrivare John con gli altri musicisti. Entrano subito in teatro. Ma ecco spuntare anche Tony. Si ferma qualche minuto, il tempo per un paio di chiacchiere e qualche foto. Gli chiedo cosa è successo con l’aereo, mi dice che sono stati fermi per diverse ore in aeroporto, che è parecchio stanco perché sono partiti alle sei del mattino ed è stato un viaggio decisamente pesante. Lo chiamano diverse volte dall’interno del teatro, tanto che di lì a pochi istanti si congeda dicendoci “see you in an hour”. Restiamo naturalmente fuori dal teatro e riusciamo anche ad origliare buona parte del sound-check. Nel frattempo si sono radunate un po’ di persone ma quando la porta dell’”ingresso artisti” si riapre escono tutti piuttosto di corsa. Lo stesso Tony si scusa e ci dice “sono di fretta”, allontanandosi lungo il marciapiede. L’unico che si attarda è Richie che saluto ricordandogli la chiacchierata fuori da Stazione Birra di poco più di un mese fa. Ci racconta dello sfiancante viaggio e del peregrinare da un aeroporto all’altro poi, accorgendosi di aver perso gli altri, si congeda anche lui in fretta e furia. Decidiamo di muoverci anche noi, destate da un sospetto: è possibile che si spostino a piedi tra l’hotel ed il teatro. Ed infatti così è. Percorrendo la strada già fatta in precedenza, ci raggiunge Richie che si sta guardando intorno con aria decisamente spersa. Gli chiedo se sta cercando l’hotel e alla sua risposta affermativa ci offriamo di accompagnarlo. “Andate anche voi lì?” ci chiede… “No” rispondiamo “stiamo cercando una pizzeria”. Il che non è del tutto falso… Dato che già il pranzo era saltato, sarebbe il caso di far azzittire lo stomaco. Ma tra una cosa e l’altra si è fatto tardi e non c’è più il tempo per cenare, ritorniamo quindi al teatro accontentandoci di un aperitivo nel bar poco distante.
Verso le 20.30 entriamo in teatro. La posizione è ottima: prima fila, leggermente laterale. Nell’attesa che il concerto abbia inizio, diamo un’occhiata intorno… Ho l’impressione che diverse persone che sono lì non sanno cosa li aspetta… E’ l’ultima data della stagione teatrale e credo che la maggior parte degli abbonati ci sia andata proprio per chiuderla la stagione… temo che non l’abbiano chiusa in bellezza come avrebbero voluto!?!
Le luci si spengono poco dopo le 21, il sipario si apre, entrano i musicisti. Ma il boato è tutto per lui e non arriva certo dagli abbonati…
Non sto a ripercorrere il concerto, una “fotocopia” di quello di Stazione Birra, ma sempre e comunque un bel sentire e, concedetemelo, un bel vedere!
Poco dopo le 22.30 ci ritroviamo nuovamente davanti alla porta dell’“ingresso artisti”. C’è parecchia gente in attesa, non certo ai livelli degli anni d’oro degli Spandau ma neppure quello ci si aspetterebbe per una “meteora”, come viene definito Tony da più e più parti… I primi ad uscire dopo poco più di una mezzora sono i musicisti, seguiti a ruota da John, fermato a “forza” dagli astanti. Per ultimo, come sempre, appare Tony che, “scortato” da altri energumeni con manie di protagonismo, questa volta un po’ più giustificate rispetto a Stazione Birra, firma qualche autografo e si dirige sul lato opposto della strada, come avevano fatto anche gli altri usciti prima di lui. Era già circolata la voce che si sarebbero fermati a cenare in un ristorante nei pressi del teatro e così infatti è. Qualcuno li segue, altri si allontanano. Noi decidiamo invece di dileguarci dirigendoci verso quella meta che dovrebbe rappresentare l’ultima possibilità di incontrarlo: l’hotel, ovviamente. Sono le 23 passate da poco. L’attesa si fa lunga e la stanchezza inizia a farsi sentire. Lo stomaco, invece, deve essersene fatto una ragione ed ha smesso da un po’ di brontolare…
A mezzanotte decidiamo di darci un ultimatum: a mezzanotte e mezza si torna in hotel.
E così è, nonostante la reticenza di Ag… Facciamo appena in tempo a svoltare l’angolo ed ecco spuntare Phil & Phil. Senza alcun consulto e, soprattutto, nessun indugio, giriamo i tacchi e torniamo in postazione. Subito dietro a loro arriva John con la corista. Non sembra molto “entusiasta” di vederci, probabilmente è stanco e non avrà voglia di altre “scocciature”. Tenta anche un’accelerata per non farsi raggiungere poi, però, desiste e si ferma. Lo salutiamo e gli chiedo come sta visto che a Roma non era molto in forma. Mi dice che sta bene e che è tutto “just a Rock & Roll”. Nel frattempo spuntano anche Tony e Richie e, approfittando della nostra distrazione, John saluta ed entra in hotel. Tony, visibilmente stanco e tampinato da un paio di ragazze, ci saluta e ci chiede se ci è piaciuto il concerto. Ci dice che ha apprezzato molto Gorizia per la sua dimensione a portata d’uomo, sottolineando il fatto che non sembra neppure una città italiana, rendendosi conto un po’ troppo tardi di aver fatto una mezza gaffe… Pressato dall’insistenza di un non so bene come definirlo, si congeda con un bacio e con un “night night”, girandosi ancora a salutarci prima di sparire nella hall dell’hotel. Buon ultimo, come d’abitudine, Richie si intrattiene ancora qualche istante con noi, giusto il tempo di “strappargli” (anche questa volta senza alcuna fatica) ancora un paio di informazioni. Gli chiedo quando ripartiranno; mi dice che lasceranno l’hotel intorno alle otto del mattino successivo. E alla mia domanda: “quando tornerete in Italia?” risponde “il 22 luglio ma non so bene dove…”. E’ l’ora dei saluti anche per Richie mentre per noi è la volta buona per tornare in hotel.
Ci concediamo qualche ora di sonno e il mattino dopo, giusto per dare un senso in più ai tanti chilometri percorsi, ci dirgiamo verso il castello di Gorizia per vestire per un paio d’ore l’abito delle turiste.
Poco dopo mezzogiorno si prende la via del ritorno. Una piogga battente ci accompagna quasi fino a Milano ma per fortuna non me la porto a Torino…
Durante il viaggio ripenso a quel 22 luglio detto da Richie ma non ci do peso più di tanto, mi sembrava un po’ troppo vaga come indicazione…
Ed invece il 22 luglio è stato proprio quel tre che non c’è stato dopo il due…
Ma sono sicura che ci sarà un tre, non so quando ma prima o poi ci sarà, di sicuro!
Grazie Manu, grazie Ag, grazie Paola. Non sarebbe stata la stessa cosa senza di voi, come non lo sarebbe quel tre che ci sarà. Che non so quando ci sarà, ma so che ci sarà e che sarà di nuovo con voi e con chi questa volta non c’è stato: Guenda, Marcella, Laura, Nadia e tutti gli altri che ho dimenticato di nominare.
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