English men in Copenhagen

Era febbraio quando guardando le date del tour mi è caduto l’occhio sull’11 giugno a Copenhagen. Ho pensato “Non sarebbe affatto male…”. E’ da molti anni che vorrei visitare Copenhagen, ma per svariati motivi il viaggio non si è mai concretizzato.
Dopo il concerto di Milano del 1° di marzo (non avevo mai assistito ad un concerto del gruppo), dico a Nadia, che mi guarda incredula, “Devo assolutamente rivederli!” e, quasi per gioco, inizio qualche ricerca su internet per voli e hotel. Incredibile! Un’offerta Lufthansa con partenza a quaranta chilometri da casa: è un segno del destino che non può essere ignorato! A metà marzo il volo è fissato e di lì a poco anche l’hotel, in centro, a cinque minuti dalla stazione centrale e a due passi dai Giardini di Tivoli, luogo del concerto.
10 giugno: ore 3.15 (no, non è un errore di battitura) suona la sveglia.
E’ giunto il momento: si parte!!
La voglia di partire è tanta ed è la stessa di tutti gli altri viaggi, ma questa volta, almeno da parte mia, c’è un pizzico di entusiasmo in più per l’appuntamento speciale del giorno successivo.
Partenza da Genova, scalo a Monaco e alle 12.30 siamo a Copenhagen. Ad accoglierci la tanto temuta pioggia, ma non ci perdiamo d’animo. Pranzo e un primo giro in centro sufficiente a farci rendere conto del fascino particolare in cui è avvolta la bella Copenhagen.
In un attimo arriva l’ora di cena ma, ahimè, l’alzataccia del mattino o, meglio, della notte ci costringe a rinunciare a quello che io avevo promosso da casa come “Il tour degli hotel a cinque stelle”, finalizzato a dare un’occhiata se per caso i mitici cinque fossero già in zona la sera prima. D’altra parte siamo davvero distrutte (non siamo più delle ragazzine!) e il giorno successivo ci attende una lunga giornata…
Il programma del venerdì è intenso per cui la sveglia suona presto (anche se non alle tre…). Mi alzo, scosto le tende dalla finestra e mi prende lo sconforto! Il meteo aveva di nuovo ragione: PIOGGIA! Decisamente più intensa del giorno precedente ed il peggio è atteso per il pomeriggio e la sera.
Ma non possiamo perdere tempo e siamo di nuovo in marcia!
La mattinata trascorre tra la visita del sontuoso Castello di Christiansborg, i suggestivi canali su cui si affaccia, una passeggiata tra i principali monumenti della zona e tante, tante foto. Senza rendercene conto è già l’ora di pranzo. Consumiamo un pasto abbastanza veloce in un ristorantino tipico e poi ci dirigiamo verso l’albergo, non prima di aver fatto una capatina al museo di Hans Christian Andersen.
Nel frattempo la pioggia non accenna a diminuire e la mia preoccupazione aumenta proporzionalmente. Tra l’altro, in tutti i posti in cui siamo passate non un accenno al concerto. Mi consola solo il fatto che è evidente che i danesi sono abituati alla pioggia, viaggiano in bicicletta con la massima disinvoltura e molti di loro non aprono neppure l’ombrello passeggiando come nulla fosse. E così cerco di convincermi che non ci saranno problemi per il concerto…
Una mezz’oretta di riposo in hotel, il tempo di infilare qualche maglione (ci sono dodici gradi fuori! Praticamente il “mio” inverno!!!) e usciamo direzione Tivoli. Incredibile, ma vero, nel frattempo è spuntato qualche timido raggio di sole, ma i nuvoloni neri sono ancora tutti lì in agguato!
Varchiamo l’entrata e ancora nessun indizio del concerto… Cerchiamo il palco, lo raggiungiamo frettolosamente, gli strumenti sono montati, ma coperti, però ormai non ci sono dubbi, sulla batteria luccica la scritta “SPANDAU BALLET”. Finalmente posso tirare un sospiro di sollievo!!
Il palco è molto più piccolo di quello della tournée, ai lati due monitor pubblicizzano le serate estive in programmazione, di fronte, una piazza abbastanza grande, ma più piccola di come era sembrata nelle fotografie viste su internet (il grandangolo fa miracoli!).
Non c’è ancora nessuno lì intorno e, di conseguenza, la prima fila è libera!! E’ comprensibile, mancano cinque ore e mezza allo spettacolo. Cerchiamo di capire se i ragazzi faranno le prove, ma sul palco ci sono solo i tecnici che verificano gli strumenti e il tecnico delle luci che prova le varie angolazioni.
A malincuore lascio la piazza (Nadia ha dovuto trascinarmi via…) e iniziamo un giro panoramico del parco: è carino, ma pur sempre un parco di divertimenti. Il tempo passa, inizia a spuntare qualche faccia curiosa e qualcuno che scatta foto al palco vuoto (molto sospetto!).
Decidiamo per uno spuntino nel locale sulla piazza e, nel frattempo, sei ragazze olandesi (lo scopriremo dopo) si fermano in prima fila al centro del palco. Arrivano altre persone e si sistemano. Non si può più tergiversare, siamo arrivate per prime e non possiamo “farci soffiare” la prima fila. E poi, tra l’altro, chi lo spiega a “qualcuno” del nord Italia che mi ha appena minacciata via sms di staccarmi le orecchie se “non mi fossi piazzata nel giro di un nano secondo”?!
Alle 18.10 conquistiamo la prima fila!
Ancora non ci posso credere, sono elettrizzata, sollevo lo sguardo, vedo proprio davanti a me l’asta di un microfono e realizzo in quel momento che sarò davanti a Gary, il mio preferito da sempre!! Ops… Sorry… Sono contentissima, il mio viso è illuminato da un sorriso che non riesco a trattenere e finalmente sono tranquilla. Mi guardo in giro e scorgo Tony e Steve che si avvicinano ma spariscono dietro il palco o meglio dietro il locale adiacente al retro del palco. Faccio una corsa, ma sono spariti, nessuna traccia. Ricompaiono qualche minuto dopo dalla parte opposta insieme alla corista e ad altre due persone in direzione ristorante, ma per timore di perdere la postazione non mi muovo. All’uscita cambiano il percorso e così non c’è modo di vederli.
Contrariamente alle aspettative il tempo trascorre piuttosto velocemente scambiando qualche chiacchiera con i vicini di transenna, un gruppo di ragazze tedesche ed una coppia sempre tedesca che stava per assistere al quinto concerto.
Purtroppo inizia di nuovo a piovere, una pioggia fitta fitta che non ci darà tregua fino a concerto inoltrato. Ed ecco comparire Martin, nello stesso punto dove prima si erano materializzati Tony e Steve, ma anche lui scompare immediatamente. A questo punto è chiaro: non possono che provenire dall’hotel situato all’interno del parco, ecco dove alloggiano!!! A fine concerto, allora, devono passare necessariamente da lì…
Mancano pochi minuti alle dieci. Nonostante il maltempo la piazza è affollata. Dietro di noi un gruppo di inglesi, insomma, nelle immediate vicinanze, sono presenti tutte le nazionalità tranne quella danese.
Dieci in punto: la folla inizia a reclamarli. La ragazza tedesca si ritocca il rossetto. Ancora qualche minuto di pazienza e partono i fatidici “battiti cardiaci”!
Le immagini sono proiettate sui monitor laterali. John raggiunge al buio la sua postazione e gli altri il centro del palco. L’inizio è sicuramente meno suggestivo di quello di Milano, ma è comunque un’esplosione di urla quando iniziano le note di To cut a long story short. Segue The Freeze nella penombra: i ragazzi appaiono da subito in gran forma (mamma mia, quanto sono belli visti da vicino!), sono “carichi” e anche molto bagnati. Piove a dirotto quasi in orizzontale proprio verso il palco. La scaletta è ovviamente quella di sempre.
Come da copione, su Highly strung, si accendono tutte le luci e ognuno raggiunge il proprio posto. L’audio non è dei migliori, qualcosa non va, Tony gesticola a qualcuno nella zona laterale del palco, si intuisce che gli dice di abbassare qualcosa. Anche Gary appare contrariato, è serissimo, quasi non alza lo sguardo dalla chitarra nonostante la ragazza tedesca lo chiami in continuazione. Sparisce dietro al palco e rientra subito dopo, questa volta sfodera un sorriso smagliante e manda un bacio alla sua scatenata fan. Il tempo trascorre alla velocità della luce, le canzoni si susseguono con un ritmo serrato. Purtroppo saltano la bellissima How many lies, la scatenata Virgin, e la malinconica She loved like diamond per presentare la nuova Once More.
Suonano, cantano, si lanciano sguardi di intesa, ma soprattutto si divertono! Quell’aspetto un po’ “ingessato” delle prime apparizioni e di “convivenza forzata” che mi era sembrato di cogliere sono finalmente scomparsi per lasciare spazio all’allegria e alla complicità di un tempo. Ed è davvero piacevole guardarli oltre che ascoltarli!
Parte Round and Round e dal palco ci indicano i monitor laterali che trasmettono le immagini del loro passato. Tony pronuncia la parola film, ma cosa abbia detto dopo rimane un mistero…
Gary (proprio lì, davanti ai miei occhi!) si cimenta con l’attacco di Always in the back of my mind e subito dopo Tony ci fa vivere momenti indimenticabili con l’emozionante With the pride (anche se dimentica la prima strofa e canta due volte la seconda!). Molto sentita anche l’interpretazione di TTB e immediatamente dopo si scatenano con la movimentata Instiction che culmina con un abbraccio finale tra Tony e la corista. Lo spettacolo continua a ritmo incessante: Communication, Life line, Chant N° 1 e True, accompagnata dai cori di tutti i presenti.
No, non è possibile, realizzo in quel momento che siamo quasi alla fine… E infatti vengono tutti a bordo palco per i ringraziamenti di rito. Stanno per uscire, sollevo una mano e saluto Tony che mi sembra stia guardando nella mia direzione e mi “guadagno” un sorriso, un pollice alzato e un “All right!”. Che emozione!!!!
Non fanno a tempo a scomparire che la folla li richiama, li vuole sul palco. Pochi attimi ed eccoli di nuovo on stage.
Tengo le dita incrociate perché parta la batteria con il ritmo cadenzato di Fight for ourselves, mi è sempre piaciuta molto, e invece ecco l’attacco inconfondibile della mitica Gold. Provo un pizzico di delusione nello scoprire che siamo giunti davvero al termine, metto via la macchina fotografica, che fino a quel momento aveva fatto un superlavoro, e mi godo la fine di quel meraviglioso spettacolo. Loro non si risparmiano, trasmettono un’energia incredibile fino all’ultima nota e il pubblico la percepisce perché risponde con altrettanta energia.
Eccoli di nuovo lì, a pochi metri da me, a salutare e ringraziare la folla, quasi stupiti dell’accoglienza ricevuta. E’ Tony a pronunciare le ultime parole: “Thank you Copenhagen” (quasi tutta la prima fila avrebbe qualcosa da ridire, ma lo perdoniamo…), le luci si spengono e loro lasciano il palco, questa volta definitivamente. Che peccato!!
Il tempo è letteralmente volato e, in quel momento, non posso fare a meno di pensare che, purtroppo, passerà molto tempo prima di poterli rivedere. Però mi riprendo subito e raggiungo con Nadia l’uscita del back stage. Sappiamo con certezza che usciranno da lì, un uomo della security lo ha detto alla ragazza tedesca (quella del rossetto) che aveva portato due regali per Gary.
C’è un po’ di movimento, ma ad uscire è un uomo del loro staff, alto, capelli rossicci e molto, molto antipatico. Non so chi sia e che ruolo abbia, ma lo riconosco: è nel dvd dell’O2 (li saluta tutti all’arrivo, prima delle prove generali ed è con loro nel backstage prima e dopo lo spettacolo). Si guarda intorno, cerca e riconosce tre persone e le fa entrare. Alcune fan gli chiedono di consegnare dei regali: si scoccia non poco, li controlla tutti e li porta dentro con un’aria stizzita. Dopo qualche minuto stessa scena, altre tre persone dentro e poi il nulla per una mezz’ora circa. Le persone fuori sono ancora tante, troppe perché loro possano uscire, e infatti di lì a poco i “guardiani” del parco passeranno dicendo che il parco è chiuso e che dobbiamo assolutamente avviarci all’uscita. La maggior parte dei presenti desiste e se ne va, noi, invece, indietreggiamo, ci allontaniamo, ma guardiamo a distanza cosa sta accadendo. Il personale sta creando un percorso con le transenne. A quel punto capiamo che andranno nella direzione opposta alla nostra e passeranno sotto il palco per raggiungere il vialetto dell’hotel.
Due secondi di riflessione, facciamo il giro dietro il locale adiacente al palco e sbuchiamo dall’altra parte. Lì un altro addetto ci ferma e ci racconta la stessa tiritera (il parco è chiuso ecc… ecc…), ma non è vero, i locali nei dintorni sono ancora affollati e in piena attività. Faccio finta di non capire, di essere disinteressata e per darmi un contegno, su suggerimento di Nadia, fotografo l’hotel. Non faccio in tempo a scostare la macchina fotografica che inizia la mia avventura fantozziana e, ahimè, inconcludente!
Mi giro e al fondo della discesa che porta alla piazza e all’hotel riconosco la sagoma di Martin. Non dico una parola e mi precipito in quella direzione. Lui è fermo, probabilmente sta aspettando gli altri, non so cosa fare, tentenno, mi guardo intorno e lui va via. E UNO!
Indietreggio e senza rendermene conto sbarro la strada alla corista che sta arrivando a passo svelto e su dei tacchi che assomigliano a dei trampoli. Mi guarda, si mette a ridere di gusto e facendo qualche saltello riesce ad evitare la collisione. Alzo lo sguardo e vedo Tony che sta arrivando proprio di fronte a me. Lo guardo, continuo a guardarlo (non oso neppure immaginare con quale espressione) e penso “E’ lui! Caspita, è proprio lui!”. Alto, più bello di quanto appare in tv e, soprattutto, molto più magro. Avanza con passo deciso, con la mano destra regge il vestito di scena dietro la spalla e con la sinistra un bicchiere d’acqua. Io non mi muovo, è proprio sulla mia traiettoria, ma mentre io continuo a fissarlo, lui ha un’espressione serissima, quasi scocciata, ha il naso rivolto verso l’alto e punta lo sguardo oltre me, al di sopra della mia testa. Mi si raggela il sangue e da buona imbranata, senza fiatare, mi sposto e lo faccio passare. E DUE!
Non nascondo che ci sono rimasta molto male, se solo avesse avuto un’aria più conciliante…
Mi sposto di qualche metro e fermo, vicino all’uomo dai capelli rossi c’è LUI, Gary! Devo assolutamente immortalare questo momento: sollevo la macchina fotografica, inquadro e scatto… Senza flash! Davvero una meraviglia di foto! Lui è lì, a mezzo metro da me. Mi guarda e mi sorride. Mi ammutolisco per l’ennesima volta, perdo di nuovo l’attimo e lui va via. E TRE!
Ce ne sarebbe già abbastanza per essere radiata dal Circolo, ma non è ancora finita…
Lì vicino è rimasto solo Steve (di John neppure l’ombra), che sta posando con le ragazze olandesi della prima fila. Molto simpatico e alla mano! E a mettergli fretta sempre l’uomo. Sta per andare via anche lui, ma Nadia (arrivata con calma…) lo chiama e gli chiede se gli può scattare una foto. Lui si ferma apposta e si mette in posa. Io sono lì, vicino, per cui mi sporgo e sorrido per lo scatto. Risultato: una bella foto di Steve ed io, in secondo piano, stile “disturbatore dei telegiornali”!! Che disastro che sono! EN PLEIN! Superfluo dire che la foto si è trasformata in un incredibile primo piano di Steve ed io sono stata bellamente tagliata! Anche per lui è giunto il momento di andare via e la mia “avventura” termina con uno spintone da parte del “simpatico” personaggio, che, ancora ora, devo capire che cosa temesse.
L’atteggiamento di quell’uomo è stato veramente inopportuno e fuori luogo, forse dovrebbe tenere presente che se loro sono “dei grandi” è SOLO grazie a NOI!
A questo punto è davvero tutto finito. Non resta che avviarci verso l’hotel. La serata è stata intensa e stracolma di emozioni. Io sono un po’ arrabbiata con me stessa per aver fatto prevalere la timidezza che credevo di aver sconfitto con l’età, ma, allo stesso tempo, sono felicissima per aver vissuto un sogno che, ormai, credevo irrealizzabile.
Beh, in effetti non è proprio tutto finito. Ci attendono ancora tre giorni a Copenhagen: i parchi immensi, le piazze maestose, i castelli, i palazzi reali, i canali ed il famosissimo Nyhavn, un vero gioiellino!
Purtroppo, ora, è tempo di tornare a casa. Provo un po’ di malinconia, ma anche tanta contentezza e soddisfazione perché ho la certezza che questi cinque giorni così speciali rimarranno per sempre nel mio cuore!

Un unico rammarico: non aver potuto condividere tutte le emozioni di quel venerdì sera con “le amiche dei concerti (e non solo!)”. Ma sono sicura che ci saranno altre occasioni, per cui, ragazze, siete avvertite!!
Laura