The best crowd

2/3/2010 – ORE 9.50- Frecciarossa 2° classe per Roma Termini. Le sacerdotesse mi stanno chiamando dai loro posti perché le raggiunga nella poltrona vuota.
No, devo scrivere, non posso lasciare che altri mesi si interpongano tra il divertimento e la trasposizione del divertimento su carta.
Dopo vent’anni ecco gli Spandau Ballet sul suolo italico per tre date tutto esaurito (tranne quattro posti brutti).
Si parte con Milano. Torniamo indietro di un giorno, è il 1 marzo e, per una serie di motivi, non mi rendo conto che gli Spandau sono nella mia città (forse lo erano già ieri sera ed io, invece di cercarli in hotel, me ne stavo tranquillamente a casa…) fino al giorno stesso, trascorso come niente fosse in ufficio, senza il tempo per rendermi conto di quello che sta per accadere.
Il ritrovo con Giacomo e Raffaela è alla fermata metro di Famagosta – linea verde. Può darsi che ci siano le navette gratutite che portano al Forum ma ancora non partono, sono quasi le 17.30 e non vogliamo ritardare così acquistiamo un biglietto per la linea 328 che in due fermate ci porta a destinazione.
C’è già coda all’entrata del parterre!
Ovviamente Guenda, Marcella e Paola sono in pole.
Anche Reana, Manu, Laura, Nadia, Stefano e Massimiliano, che hanno posti numerati, sono già arrivati. Riusciamo almeno a scambiare qualche parola.
Che piacere ritrovare gli amici !!!
Devo ammettere che, nonostante mi sia costata una transenna un po’ più laterale, ho “apprezzato” la coda; il pubblico c’è!
Come ai vecchi tempi, un minimo di corsa all’apertura del cancello è d’obbligo. La transenna è indispensabile, dove appoggiare cappotto e borsa ?……
Sono le 18.30 e l’inizio del concerto è ancora lontano; dalla mia bella postazione lato Gary osservo parterre e tribune che si riempiono molto lentamente, temo un flop di pubblico che ovviamente non può essere, visto le vendite dei biglietti.
Arrivano, arrivano in tanti.
Bello avere il telefonino ! Trovo Reana e co. in tribuna e due file sopra ecco Giovanni che mi chiede di raggiungerlo per salutarci…..e la transenna conquistata con la corsa?????
Almeno qualcuno del Circolo si conoscerà.
Altra sponda delle tribune, ecco Cristina e Albano, che non vengono “giù”.
Infine, anche Elena e Maria Grazia, dal più lontano lontano, si sbracciano e ci individuiamo.
Perché tutti così distanti?
Non assisto ad un concerto in Italia da parecchio tempo, ma ricordo che prima dello show (come in tutto il mondo…) girava musica che gradatamente saliva di volume fino ad introdurti alla musica del palco.
Così non è, c’è un po’ di troppo basso sottofondo, ad un certo punto si spengono le luci e vai in fibrillazione…
Adoro l’inizio di questo tour dove la musica e le immagini che scorrono sul telo bianco sono pura fabbrica di adrenalina: è una scarica incessante di informazioni che prendono tutti i nostri sensi, dall’udito alla vista passando, soprattutto, per il cuore.
Ovviamente, dalla transenna non si gode bene di questo prologo, ma l’ho già apprezzato in UK, ora voglio immagini che si muovono, in carne e ossa….e sono dietro il telone !
Il pubblico c’è e si fa sentire.
Attaccano come da copione con “To cut a long story short” e proseguono con “The freeze”, gli Spandau a Milano!
Tony si prodiga subito con le due parole in italiano di rito, e pronuncia anche un “the best crowd” che intendo riferito all’ Italia in generale. E’ bello sentirglielo dire.
La scaletta è la medesima di tutto il tour, solo la bella “Man in chains” viene sostituita con una brillante “Always in the back of my mind”. Fatico, e non credo solo io, a riconoscerla quando Gary accenna le prime righe. Bella! …it’ two a.m………..
Ogni singola canzone è accompagnata da grida e cantata dall’inizio alla fine. I Ragazzi sono visibilmente contenti e continuano a ringraziare.
Momenti di vita dei giovani Spandau scorrono sul grande schermo durante “Round and round”: il pubblico apprezza. Grande idea, coronata da un finale altrettanto degno: le ultime immagini trasformano i ventenni di allora negli splendidi cinquantenni di oggi.
Come sempre, i minuti trascorrono impietosi e si arriva al break, è un’ovazione. Loro rientrano nel backstage mentre il pubblico continua a richiamarli. Nell’intervista a R101 hanno ricordato l’Ale-oo, lo gradirebbero ancora ma mi sa tanto che è un’usanza superata …
Ci deve quindi pensare Steve, appena ritornati on stage, ad intonarlo. Noi lo seguiamo.
Che bello!
The King attacca subito con “Fight for ourselves”, carichissima!
Tony corre in lungo e in largo per il palco e sale persino sulle casse laterali con un saltello acrobatico che, prima del concerto, avevamo ipotizzato aggiunto allo spostamento delle casse stesse dotate di ruote…..già lo aspettavo in braccio…
Adoro la chiusura di “Fight” con John che si accanisce con il gong alle sue spalle. Grande!
Ci siamo, The King arriva a bordo palco e chiede se vogliamo ancora una canzone……vorrei dirgli di no, che non me ne basta una sola, di tornare dietro la batteria e proseguire il suo fantastico lavoro ma il tempo è impietoso e “Gold” mi ricorda che siamo veramente alla fine. Cantata da tutti, come tutte le altre, è un “must” e le braccia si levano al cielo appena ogni ritornello ricomincia.
E le braccia rimangono in alto per applaudire gli Spandau ed il loro spettacolo. Ottimi musicisti (non accetto obiezioni perchè non rispecchierebbero la realtà), giocano con gli strumenti ed il palco con grande capacità; grandi gentlemen, i ragazzi della porta accanto.
I saluti di rito si concludono sempre troppo presto e loro se ne vanno davvero, questa volta.
Non riusciamo nemmeno a metabolizzare la fine del concerto, che le transenne sono già sparite e ci stanno letteralmente sbattendo fuori. In due secondi, diecimila persone sono fuori dal Forum. Eh, l’efficienza lombarda…………
Siamo al freddo di una notte che ci ha fatto sognare ancora una volta, vedo tante belle magliette di tutti i colori che vorrei comprare ma l’appuntamento è immediato con Elena, Reana, le ragazze e co.
Elena e MariaGrazia sono in macchina, strappo perfetto sotto casa. Già, ma le buone intenzioni di qualche ora prima non possono essere rispettate quando le sacerdotesse si riuniscono. Giacomo torna a casa in auto ma io mi fermo. Ogni lasciata è persa. Saluto con dispiacere anche Raffy, Manu, Reana e co.che rientrano subito verso il Piemonte o l’hotel del caso.
Circumnavighiamo il Forum e scopriamo che parecchia gente è in Loro attesa. Come ai vecchi tempi…
E’ divertente attendere i Ragazzi, discutendo su di loro. Ma fa freddo e soprattutto abbiamo un treno alle 9.30 per Roma e due giornate ad alto dispendio energetico. Alle 00.30 ci arrendiamo con molta sofferenza perché il rientro è ancora lungo, soprattutto per Marcella e Guenda.
L’indomani scopriamo che Loro sono usciti dopo la 1.00 e hanno fatto felici tutti….
La sveglia suona alle 7.00, in Centrale si trovano 4 sacerdotesse con una borsa di sogni; la carrozza numero 6 della FrecciaRossa ci aspetta, con il solito ordine italiano. I posti visualizzati sulla macchinetta al momento dell’acquisto non rispettano l’ordine che troviamo sul vagone….
…dove troviamo anche Raffaella, di Roma, che torna a casa dopo il concerto di Milano. Cerchiamo di convincerla a esserci anche al Palaeur ma credo che non cederà.
L’hotel in zona Termini è perfetto, lasciamo la borsa (ma portiamo con noi i sogni), ci rinfreschiamo e usciamo, pronte per il concerto.
Al parcheggio della stazione vediamo Verdone…
Sono solo le 13.30 ma non conosciamo la zona dell’Eur e preferiamo verificare subito la situazione. Che bella giornata! E quanto verde! Decidiamo di trasferirci tutte a Roma…
Incredibile! C’è già un ragazzo ai cancelli; ma si, aggreghiamoci! Un po’ di “spesa” presso i banchetti di porchetta che stanno aprendo e ci mettiamo in coda (…), sedute in terra, con giornali come cuscini. Via il cappotto, c’è un sole caldo. Che relax, fuori dal Palaeur a chiacchierare con le ragazze e Manuel di Spandau e Duran. Me la sto godendo.
Già, ma quando ci accorgiamo che Tony si è avvicinato ai cancelli, poco più in la, a firmare autografi, è già tardi…
Una telefonata a Giacomo ed una alla mamma, per mantenerci nella realtà. Senza accorgercene,
arrivano le 17.00, inizia a comparire un minimo di coda per il parterre.
Anche a Roma si conosce gente nuova: una ragazza emiliano-romagnola che si è trasferita a LA è qui per Loro, una copia di Frosinone ha lasciato a casa i figli ed è subito dietro di noi, per ottenere la prima fila.
Pare che non apriranno i cancelli fino alle 19.00….intanto cerchiamo di capire il percorso per raggiungere il palco appena ci libereranno…
Quando ero piccola, si giocava al gioco della bandiera: veniva chiamato un numero e i concorrenti delle due squadre che si fronteggiavano e che avevano lo stesso numero, correvano verso la bandierina per raccoglierla. Così a Roma è stato per il “laccio-portachiavi da collo” di R101 con la scritta “c’ero anch’io”. Mentre si correva verso il palco, abbiamo preso al volo la “bandierina” (che già avevo “vinto” a Milano). A dir la verità, per prendere il souvenir e non rallentare la corsa, Paola ne ha fatto man bassa….
Dal concerto del 1990 mi ricordavo la struttura rotonda del PalaEur, ma non ricordavo fosse così piccolo (mi pare di aver capito che la capienza è 6.000 posti), il parterre è ridotto e quindi anche la nostra corsa….
Pole, ovviamente. Fronte Tony, ovviamente.
Manu è purtroppo sulle tribune, molto lateralmente, forse il posto più brutto che poteva esserci, dice lei.
In transenna, poco più lontano conosco, purtroppo di sfuggita, anche Paola, abruzzese, vecchia amica del circolo.
Il concerto comincia. E in due secondi finisce. Il pubblico è molto partecipe, canta sempre da “To cut” a “Gold”. Loro sono sempre grandi. Gary mi riconosce, dopo la transenna di ieri a Milano, e mi saluta. Amo Gary. Sempre dopo Tony.
E quanto è bravo, Gary, con la chitarra? Non mi ero resa conto di quanto mi mancasse il suo stile.
Sarà la serata giusta per farsi autografare la biografia di Mr. Kemp? Riuscirò ad avere un autografo con dedica per mia mamma da Mr. Hadley?
Aspettiamo fuori dal PalaEur, non si capisce se loro sono ancora dentro oppure se ne sono già andati.
E’ la una, più o meno, quando decidiamo di chiamare un taxi che ci porti a riempire il pancino. Stiamo per abbandonare il piazzale del palazzetto quando un monovolume Mercedes si ferma al nostro fianco e, aperta la portiera, compaiono il manager di Tony, Matt, con il tastierista e udite udite THE MAN HIMSELF. Ci chiedono se domani (oggi) saremo a Firenze. Tony è al telefono, non vogliamo appiccicarci a loro quindi stiamo abbastanza defilate, li salutiamo e rimandiamo al prossimo incontro i saluti “come si deve”.
Il taxi ci porta in Campo dei fiori. Una pizza in piazza, è ancora viva Roma, che bella!
Riusciamo a nutrirci di storia in pochi minuti: l’altare della Patria, templi vari, Campidoglio. Che voglia di fare la turista nella città eterna…
Crollo nel letto.
Acquistiamo un pensierino per Tony e alle 9.45 lasciamo in fretta Roma con destinazione Firenze. Sul treno, i posti prenotati, ancora una volta, non combaciano con quanto evidenziato dalla macchinetta.
In Firenze acquistiamo 5 rose rosse singolarmente incartate per ognuno di loro. Noleggiamo l’auto e ci dirigiamo verso il Mandela Forum.
Paola si guadagna sul campo le stellette di Gran Pilota.
Sondiamo la zona, troviamo anche il coach degli Spands (targato Austria).
Nessuno è in coda, saggiamente cerchiamo un ristoro per il nostro stomaco e troviamo un’ottima trattoria dove soddisfare tutti i nostri bisogni, ricarica di batterie comprese….
Sono le 14.00 e siamo in coda. Purtroppo non c’è il sole di ieri ma una pioggia a intermittenza. E meno male che ci sono dieci cm di tettoia sotto cui ripararci.
Non tardano ad arrivare le prime persone, una signora da Lucca con figlia, un’altra signora da Firenze sempre con figlia, una coppia della provincia di Bologna. Parliamo con un ragazzo della security, per ingannare il tempo. Finalmente chi sta dentro si intenerisce e possiamo ripararci da quello che sta diventando un diluvio.
Anche oggi cerchiamo di capire quale sarà il percorso per raggiungere lo stage. Tracciato impegnativo: si correrà sotto la pioggia per almeno 100 mt. su un terreno scivoloso, quindi ci sarà una piccola curva che porterà all’interno del Mandela Forum dove, percorrendo un lungo corridoio semi circolare si raggiungerà l’ingresso del parterre da cui partiranno altri circa 100-150 mt per arrivare alla meta, la transenna….Fronte Tony, ovviamente.
La coppia emiliano-romagnola è di fianco a me, ritrovo anche Domenico, di Roma. E ci voleva Firenze per ritrovare Roberta e Carla, anche Gloria c’è.
Mi piace questa “community”…
Non posso dimenticare quei due o tre bimbi con la maglietta degli Spands, 3-4 anni e già al concerto! Per non parlare del bimbo nel passeggino….se ne sarà stato buono tutto il tempo?
Poche ore e li rivedrò on stage, con un po’ di tristezza perché sarà l’ultimo concerto italiano. Solo tre date, tutte piene, ma solo tre date. Che vizio quello di non accontentarsi mai !
E, almeno in questo caso, non è vero che “il gioco è bello quando dura poco”. Semmai Ligabue insegna: “chi si contenta gode… così cosi”….
Il telo bianco cade, la loro presenza sul palco è rassicurante, ci accompagneranno ancora per una sera nel loro magico mondo, fatto di parole, musica, riflessioni, adrenalina, ricordi, speranze.
Voglio ricordare tutte le canzoni del tour italiano, ancora non l’ho fatto, anche solo per il piacere di scriverle.
To cut a long story short – The freeze – Highly strung – Only when you leave – I’ll fly for you – How many lies? – Virgin – She loved like diamond – Once more – Round and round – Always in the back of my mind – With the pride – Through the barricades – Instinction – Communication – Lifeline – Chant no.1/Paint me down – True – Fight for ourselves – Gold.
Come preferire una canzone ad un’altra? Come recensire ogni singola esibizione? La classe non è acqua e questo è quanto.Non ci sono preferenze e allora ricordo il magico mix di voce e strumenti nelle note finali di “I’ll fly for you” e di “Barricades” e di “True”, o la chitarra di “Lifeline” e di “Chant” e di “Fight”, o la batteria di John sempre in “Fight”.
Continuo a ripetermelo: io ancora non ci credo di aver assistito a 7 concerti degli Spandau dopo vent’anni. Mi sembra di vivere ancora un sogno. Capisco che può sembrare un ragionamento infantile o superficiale o chiamatelo come volete, ma gli Spandau fanno parte della mia vita, mi hanno accompagnato nei momenti belli e nei momenti brutti; ogni giorno una loro nota ritorna nel mio cervello.
Gli ultimi venti anni hanno portato ovviamente cambiamenti nella vita di ognuno di noi, di ognuno di loro. Forse la loro obbligata latitanza mi aveva fatto rassegnare a godere “solo” di Tony e John. Nemmeno riesco a capire come ho fatto a pensare che avrei potuto fare a meno della musica degli Spandau. E temevo un rientro flop… Loro sono tornati ed ora aspetto il nuovo album.
Grazie alla stupenda autobiografia di Gary, mi sono resa conto di quanto gli Spandau siano stati i precursori di un movimento, di quanta fama abbiano goduto, di quanto la loro musica sia stata amata. A dispetto di quanto i media volevano far credere: look e moda e niente sostanza.
Ma ancora siamo al Mandela Forum di Firenze, Loro stanno suonando “accompagnati” da tutti noi, godo della loro felicità per la nostra accoglienza. E godo della mia felicità.
“I’ll fly for you” è la nostra canzone, la canzone che il pubblico italiano ama, ed io non posso non ricordare che è stata galeotta ventisei anni fa.
Finisce “True”, i Ragazzi salutano e noi lanciamo le rose. Purtroppo di una è rimasto solo il gambo, il fiore è stato perso durante la corsa iniziale…
Tornano sul palco e sul palco viene lanciata una bandiera tricolore
Un minimo imprevisto alla chitarra di Gary all’inizio di “Fight” non rovina l’inizio della fine…..
Non ho mai amato particolarmente la versione in studio, ma sul palco “Fight” diventa prepotentemente protagonista e se qualcuno ha conservato ancora qualche grammo di adrenalina, ora non ce n’è più per nessuno! La loro musica “straborda”, la loro energia è incredibile, John strapazza tamburi e gong.
La bandiera italiana viene esposta bene in vista sulla batteria.
Io, ancora una volta, penso che poi ci sarà “Gold”, l’ultima…
Eccolo, John, che chiede se vogliamo ancora una canzone…..vai con “Gold”, vai con le braccia sollevate all’unanimità per un voto con XXL lode….
Always believe in your soul.
Per i saluti finali, John indossa il tricolore come mantello. In quel tricolore ci siamo tutti noi, tutti noi che ci siamo divertiti, che li abbiamo amati, che li abbiamo coccolati.
Loro lo sanno. Non serve altro.
Si abbandona il MandelaForum, con tutte le buone intenzioni della vigilia. Domani, quasi oggi, si lavora. Rientro immediato a Milano.
Vabbè, aspettiamo qualche minuto in macchina. Forse da dove siamo li vediamo salire sul coach….
Grazie a Michela, vecchia amica conosciuta in giro per l’Italia correndo dietro a Tony, scopriamo che Gary è già uscito da un’altra porta. Ci fiondiamo in tempo per vedere John e Steve ma li lasciamo in pace, giusto un saluto volante. Diluvia. Tony? Con una magia è già verso il coach, non senza fermarsi due minuti sotto l’acqua per firmare autografi. Ci separa un cancello. Guenda gli passa il pensierino.
Gran bel tour, ma senza contatti ravvicinatissimi. Non si può avere tutto.
Loro sono sul coach.
Purtroppo non ho salutato come si deve Michela e marito. Ciao!
Non abbiamo tempo da perdere, e non certo per il rientro a Milano….
L’auto è pronta per tornare indietro ai vecchi tempi; siamo pronte, e non siamo le sole, a scattare appena il coach parte….
Hotel? Milano? Dove?
Noi seguiamo diligentemente e, senza far fatica a cercare le indicazioni per l’autostrada, Loro ci guidano nella giusta direzione….
Pare si segua il nord. Scopriremo se verranno fino a Milano o ci divideremo al bivio per il Brennero, direzione Muenchen.
La velocità di crociera del coach è limitata, a che ora arriveremo a casa?
Siamo rimaste da sole a scortare gli Spandau. Ma giunge il triste momento dell’addio. Il Brennero li reclama, noi rassegnate e tentate dalla meta “esotica” proseguiamo la nostra marcia verso casa con Paola che stoicamente continua a guidare fino all’autogrill di Somaglia Est dove ci si ferma per i soliti bisogni fisico- alimentari. Sono quasi le 4.00, arriviamo a casa giusto per cambiarci e andare in ufficio….
Così non è, la macchina non riparte, è letteralmente morta. Il carro attrezzi del soccorso carica la Musa dalla quale Guenda ed io osserviamo le auto che ci inseguono in autostrada… Da riprendere con una videocamera il “buffo” epilogo del tour….Mi faccio ridere da sola.
Veniamo “depositate” in un hotel della zona industriale di Ospedaletto Lodigiano dove un taxi ci porta a Milano.
Le classiche sensazioni del dopo tour si uniscono alla stanchezza del complicato rientro. Non sono fisicamente abile, vado a letto, per lavorare c’è sempre tempo……
I miei progetti di svegliarmi nel pomeriggio e subito scrivere del tour vengono smontati dalla nausea che si è impadronita di me e che mi rende una ameba sul divano di casa, luce spenta e silenzio.
Ripagherei lo scotto….
ultimato il 19 aprile 2010