Live in UK

Martedì, 20 ottobre 2009. Il volo AZ decollato da Milano Linate alle 7.35 sta già sorvolando la terra d’ Albione, io cerco le anse del Tamigi che mi porteranno direttamente con gli occhi su Londra.
Gli auspici sono ottimi, un grande cerchio bianco è visibile fuori dal mio oblò, la O2 alias Millenium Dome si presenta subito come la co-protagonista di questo viaggio.
Sulla underground destinazione Canary Wharf già soffro di nostalgia “anticipata” e informo Giacomo che mi piacerebbe tornare in Inghilterra a dicembre, per godermi l’atmosfera natalizia.
Cominciamo bene……..
L’hotel scelto per questa occasione è strategico, ad una fermata underground dall’O2, ed è situato nella nuova city, una mini città di grattacieli di vetro e tecnologie moderne tra canali d’acqua e centri commerciali sotterranei.
Amo la capacità anglosassone di accostare l’innovazione alla tradizione.
Le sorprese non finiscono perché, giunta nella camera al decimo piano dell’ International Hotel, scosto la tenda e mi trovo di fronte la O2. Arrivooooooooo………………….
Consiglio l’hotel. Ottima posizione per chi frequenta l’O2 (comunque, in 15 minuti si è in centro) e buon hotel con miscelatori e lavabi come si deve.
Sono insostituibili compagni di viaggio e di divertimento, oltre a Giacomo, Guenda e Angelo, Paola e Sandro, Marcella e Mauro e la piccola Anna. Delle sacerdotesse manca solo Reana, e ne sono dispiaciuta.
Attendiamo con impazienza la prima serata live, ripercorrendo strade ben conosciute attorno a Piccadilly e Leicester Square. Che bella, Londra! Anche se, in verità, sono altre le zone che ho nel cuore, e non solo per gli Spandau.
L’apertura dell’ Arena è prevista per le 19.00 ma noi ce la prendiamo comoda, i posti sono ovviamente prenotati e non rischiamo nulla.
Che ambiente! Nulla a che vedere con i nostri palazzetti dello sport. Grande l’Arena, circondata da mille locali ristoranti e bar. Si sa, gli inglesi mangiano e bevono (quanto bevono….) a tutte le ore.
Localizziamo i nostri posti, che non sono poi male. Saremo in 13°-15° fila e la visione è buona. Lato Gary.
Le nostre paure di arrivare al filo delle 20.00, inizio concerto, non hanno senso visto che l’orario non viene rispettato ed il dj on stage continua a farci ascoltare buona musica, anche anni ’80, che gradualmente sale di volume abituando le nostre orecchie al suono live.
L’adrenalina sale ed il pensiero di essere partecipi di un evento che, fino a pochi mesi prima, sembrava assolutamente impossibile….
Faccio parte della storia … (lo so, le cose importanti sono ben altre).
In parte mi sono rovinata la sorpresa dell’ inizio del concerto grazie a youtube ed al primo concerto di Dublino.
Le emozioni live sono però ben diverse da quelle vissute sul web. Quando il dj lascia lo stage e tutto diventa buio ed le immagini del passato Spandau iniziano a scorrere sul mega telo bianco che nasconde il palco , le grida del pubblico media-quarantenne salgono e ti trovi catapultato in un vortice di ricordi e aspettative che scorrono nella tua mente e ti ricordi che Loro sono stati i protagonisti del movimento new romantic…
Le immagini sono accompagnate da voci e da un “battito di cuore” molto efficace nella produzione di adrenalina.
Quando compaiono i nomi dei singoli magnifici cinque, seguiti da loro foto, le grida si moltiplicano ed il telo, lasciando già intravedere in trasparenza 4 sagome a bordo palco (una è già nelle retrovie), è pronto a cadere dopo avere presentato con una mega scritta gli Spandau Ballet…
Inizialmente in posizione statuaria, gli Spands attaccano subito con “To cut a long story short”. Gary è alle tastiere e resta in prima fila insieme agli altri tre mentre John dalla sua postazione domina tutti.
La scaletta prevede tutti i grandi successi e anche qualche graditissima sorpresa. La piacevole “She loved like diamond” è stupendamente arrangiata. Ancora suona, più di altre, nelle mie orecchie. Presentano anche “Round and round” che non riesco ad amare pur cantandola . Bella, “How many lies?”.
Che bella anche “The freeze”!
Perché non hanno proposto nessuna canzone di “Heart like a sky”? Forse perché ricorda loro periodi già di crisi? Peccato. “Empty spaces” l’avrei riascoltata molto volentieri.
Le canzoni sono proposte in versione originale e non riarrangiate come da nuovo album.
Il mega schermo dietro John permette anche a chi è posizionato nelle retrovie, di godersi i primi piani dei cinque mentre suonano alternati ad immagini di fantasia o del passato che fanno gridare il pubblico, soprattutto per Martin….
Mi piace molto il disegno di “Once more” e i cannoni che sparano fiori di “Fight for ourselves”. Ma anche le sagome di ali con “I’ll fly for you” e la bellissima scenografia visiva per “True”.
I cinque sono tutti in forma smagliante. Ooops, tranne uno che ha un bel po’ di chili di troppo…. Si fa tutto il concerto con la giacca per non mostrare il suo unico difetto…
Mi piace molto il look adottato, tanti dandy, uno vestito meglio dell’altro. Adoro la mise di Gary. Tony , invece, è il solito classicone; penso anche che non gli starebbe bene il look più ricercato degli altri. Lui è proprio “easy”. Ah, John non è proprio un dandy… per lui solo rock e Jack (Daniel’s).
L’audience è molto carica e per niente “fredda”, credo che un po’ dipenda anche dall’oceano di birra che scorre nell’ Arena. Ogni volta resto stupita di quanto alcool riescono ad ingurgitare gli inglesi. Bah…….
Comunque sia, l’audience balla e canta sempre. Secondo me, è con “Lifeline” che non si trattiene più nessuno. Tutti in piedi e scatenati e contenti di partecipare a questo “evento”.
Gli Spandau sentono il calore e l’entusiasmo e rendono al massimo (anche se nella prima serata non pareva ci fosse un buon suono, forse non era ancora calibrato l’audio) e si divertono.
Non c’è finzione di sentimenti tra Tony e Gary on stage, nemmeno quando si stringono la mano alla fine di “With the pride”, bellissima, l’unica in cui ci si siede tutti (????). Il feeling c’è e lo si vede, viva Gary e viva Tony !!!! E viva anche gli altri!
Tony e la sua voce sono grandissimi, come si riesce a resistergli?
Gary è il poeta di sempre e, per quanto mi riguarda, adoro il suo modo di suonare la chitarra.
Steve è il tuttofare di sempre, veramente bravo. Percussioni, chitarra, sax e voci.
Martin fa sentire il suo basso e sa di essere il preferito del pubblico.
John è grandissimo dietro al suo mondo, anche quando suona il suo gigantesco gong.
E dietro il palco rivedo facce già viste vent’anni fa : Quentin, i tecnici delle chitarre, omini del tour. Mi sembra di tornare indietro al ’90.
Come sempre, quando ci si diverte, il tempo vola ed il concerto termina…
La seconda sera abbiamo i posti più lontani, ma riusciamo ad apprezzare l’insieme dello stage e dello spettacolo ed anche l’audio che ora è perfetto.
Incontro anche Andrea, amica tedesca di vecchia data. Grande ! E’ ai concerti da sola, non rinuncia.
La terza sera , forse complice la stanchezza dei primi due giorni, non riesco a godermi lo show, non riesco nemmeno a cantare. Boh. Sarò andata in stand-by.
Così, in un secondo, abbiamo già visto i tre concerti di Londra. Magici. Magici loro, magica l’Arena, magica l’audience, magica l’atmosfera.
Si fanno anche acquisti, poster e maglietta e programma.
Per tre sere speriamo di riuscire a farci autografare la copertina di “Once more”, ma l’O2 è una fortezza inespugnabile. Un cancello tutt’attorno ad essa crea un divario invalicabile tra la strada e le porte del backstage.
Ricordo la London Arena del ’90, i cinque erano usciti per firmare autografi a tutti, ci dividevano solo le transenne.
Pazienza, ci siamo divertite a ridere, a ricordare, a pensare come espugnare la fortezza…
Il venerdì è giorno “libero”, possiamo girare per Londra senza problemi di orario ed organizzare la partenza per Birmingham a cui parteciperemo solo in quattro, Guenda, Angelo, Giacomo ed io.
Il sabato partiamo, direzione B’ham; recuperiamo alla LG Arena i biglietti ovviamente già prenotati. Ci troviamo anche un posticino per dormire, siamo scesi un po’ di categoria ma è pulito.
Conosciamo anche dei ragazzi pakistani che ci fanno una pizza abbastanza buona, il loro locale appena sistemato si chiama… bellissimo qualcosa, non ricordo.
L’arena è decisamente più piccola, mi sento di soffrire un po’ di claustrofobia, così bassa rispetto all’O2, immensa.
Abbiamo i posti migliori del nostro tour, quarta fila, sempre lato Gary.
Peccato che ci siamo dimenticate in camera la bandiera tricolore che non siamo riuscite ad innalzare a Londra (abbiamo tentato , la prima sera, ma da dietro ci hanno chiesto di abbassarla, grrrr…).
Grande concerto, come sempre.
Tony finalmente ci identifica. O meglio, identifica Guenda che si becca uno spontaneo bacio volante. E’ un grande !
Dai, questa sera li vediamo fuori dall’arena !
Fa freddo a B’ham. Noi e un’altra ventina di persone siamo vicino all’uscita posteriore, da cui loro dovrebbero transitare.
L’attesa, sempre lunga e fredda, ormai fa parte di tanti miei ricordi, e ci sono affezionata !
L’omino a guardia di tutto ci avvisa che sta uscendo un’ auto, non pare voglia fermarsi ma il gruppetto straniero (o forse gli stranieri siamo noi, in uk?…) si avvicina e quindi lo stop è d’obbligo. Scende Gary, gentile e disponibile come sempre, firma autografi e subisce altri flash. Siamo in pochi e riesce a soddisfarci tutti in pochissimi minuti.
Che bello! La mia copertina inizia ad avere senso.
Le prospettive sono buone, aspettiamo gli altri …
Nel frattempo, entrano ed escono dal backstage anche quelli che devono essere i piccoli Spandau, già visti a Londra.
Aspettiamo.
Noooo, le auto parcheggiate fuori entrano, mi sa tanto che non vogliono fermarsi….
Così è. Escono una o due auto e nessuna si ferma mentre il coraggioso gruppetto , peraltro scemato di numero, rischia di sacrificare la propria vita per fermare l’auto.
Sarebbero bastati pochissimi minuti per soddisfare non più di una quindicina di poveri diavoli infreddoliti.
Abbiamo ancora qualche speranza. Che viene ben presto delusa dall’ultima macchina che transita abbastanza velocemente distruggendo speranze e creando delusioni non immaginate.
Perché ? Non è da loro. Colpa del management oppure qualcuno era un po’ troppo “bevuto” ?
Ovviamente, la delusione del momento è forte. Davvero non me lo sarei aspettata da Tony. Sicuramente c’è stata una motivazione, non voglio credere ad altro. Comunque, grande Gary !
Questa volta è davvero finita, ci dirigiamo verso l’auto ed il nostro letto, consapevoli che le luci del tour questa volta si sono spente. Certo, domani a B’ham c’è un altra data ma la responsabilità verso il lavoro ci fa tornare a casa, nel paese più bello del mondo…
Il volo della domenica da Heathrow è sempre triste. Tanti nuovi ricordi affiancheranno quelli già esistenti. Un ultimo cappuccio da Caffenero ed il gate ci aspetta.
Linate ci riceve, il taxi ci porta a casa.
Vorrei subito fissare su carta le mie emozioni ma i ritmi della vita quotidiana tornano prepotentemente a dominare e così mi ritrovo a scrivere questo pseudo racconto a più riprese fino a terminarlo oggi, 30 gennaio 2010.
Sono contenta. Sono contenta perché mi stavo “abituando” al Tony solista, dimenticando (???) quanto sono belle le canzoni Spandau e le emozioni che ne scaturiscono. Sono contenta perché è bello vederli sul palco tutti insieme e felici. Sono contenta perché la verità è che avevo paura di un flop e del loro contraccolpo psicologico. Sono contenta perché Tony continua a farmi innamorare della sua voce. Sono contenta perché gli Spandau Ballet sono tornati.
Agnese