Londra 27/11/2008 appunti di viaggio

Non credevo che avrei rivisto molto presto un concerto di Tony e neanche immaginavo che lo avrei rivisto proprio a Londra città che da tanto volevo visitare e che nonostante i tanti “andiamo” era ancora in “Stand by”. Superati dubbi e incertezze alla fine, per fortuna, si decide di partire. Non è di Tony il merito, ma è una scusa in più. Il suo merito è quello di avermi fatto conoscere splendide persone con cui dividerò le emozioni del suo concerto. Grazie a Re, in qualche modo si è creato un piccolo meeting del Circolo. Re, Laura ed io (scopriremo solo al rientro che non eravamo solo noi e che c’era anche la timida presenza Vic!) saremo la “rappresentanza” delle “scribacchine” con tanta voglia di portare traccia del traguardo raggiunto alla purtroppo assente webmaster ,e agli amici del forum. La giornata scorre veloce, la città ha talmente tanto da far vedere che ci fa dimenticare che la sera abbiamo un appuntamento in teatro con Tony e qualcuno ha l’impressione di non avere la stessa adrenalina delle altre volte. Tento in tutti i modi di convincere l’amico Max a portare al concerto la sua nuova e attrezzatissima macchina fotografica, ma c’è il rischio di perquisizioni ,che sarà poi una certezza, e non c’è verso di convincerlo, la lascerà in albergo intoccabile come il “Santo Graal”. (Credo di aver perso tutte le possibilità quando gli ho proposto di smontarla e metterne un pezzo per uno in tasca!)
C’è già un bel po’ di fila davanti al teatro anche se non si può ancora entrare. Andiamo a ritirare i biglietti e io riesco a consegnare la prenotazione sbagliata (quella dell’hotel) al botteghino. La signorina oltre a sopportare il mio timido e scarsissimo inglese dovrà accontentarsi e fare da se perché la prenotazione dei biglietti l’ho dimenticata (in hotel). Ma non ci vuole molto, potenza della carta di credito, e siamo tutti pronti ad entrare. Dopo consulto approfondito, decidiamo dove sederci e la visuale è assicurata. Ci ascoltiamo il gruppo supporter, non male ma non sappiamo chi sia, e facciamo qualche foto di prova. Mi sorbirò tutta la sera una allegra fan che non farà altro che urlarmi nell’orecchio “C’mon Tone” tra un drink e l’altro. Ci studiamo la strumentazione e ci si chiede se possa fare pezzi da “Passing strangers” il suo album swing, nel caso Re minaccia l’uscita immediata dal teatro. Dall’alto della mia esperienza (?) la tranquillizzo perché mancano parecchi elementi per fare un’orchestra e non potrebbe rendere giustizia al genere. Il concerto inizia senza introduzioni , si attacca subito con le covers e l’accoglienza è caldissima, del resto è a casa sua. Con nostra sorpresa i brani Spands saranno pochissimi ma sapremo fare le nostre giuste considerazioni anche su questo. Del “gruppo dei cinque” ci fa ascoltare, random tra le covers, To cut a long Story Short, only when you leave, True, Gold (dove non manca il richiamo a 007) Through the barricades, lifeline (come sempre con il finale alla “Live and let die”). Poi le protagoniste saranno walking in Memphis, Somebody told me, Life on mars, With or without you, jey jalousy … La sua voce non delude, la sua simpatia nemmeno ma per i miei gusti a volte“scimmiotta” un pò troppo e in alcuni brani si concede dei finali “trascinati” da vocalizzi inutili che non gli fanno onore. E’ mia personalissima opinione che non siano in questo concerto le sue migliori performance di True e T.T. Barricades. Mi chiedo chi sia la biondina che fa da backing vocals e che quando si cimenta in un duetto con Tony fa sentire una voce di tutto rispetto, come non so chi siano quei tre matti che oltre a suonare i fiati non fanno altro che ridere e divertirsi tra di loro, divertendo anche noi. Il concerto non ha soste e le aspettative di Re vengono deluse quando ci scappa uno dei brani di Passing strangers, una versione acustica di Time in a bottle. Il suo tentativo di lasciare il concerto viene prontamente bloccato da me e Laura, cosa che dobbiamo fare di nuovo quando attacca con That’s life altra cover sinceramente mai preferita neanche da me. Si scherza e si ride, è anche questo il bello di un concerto. E intanto rischio di trovarmi in braccio “c’mon Tone” che è arrivata al quarto drink…
A Napoli Tony mi aveva sorpreso imbracciando una chitarra, a Londra scopro che suona anche la batteria. Scambia il posto con John, e si cimentano con la vecchia Sweet home Alabama. Non male nessuno dei due, anche John per me è una bella sorpresa. Non tratteniamo le risate, e non lo fa neanche Tony, quando una delle bacchette gli sfugge di mano, ma da bravo “concertista” prosegue mentre gli viene prontamente recuperata. Ci godiamo un bel tributo ai Queen quando sfilano senza interruzione Hammer to fall, Radio gaga, somebody to love, We are the Champions…me ne dimentico qualcuna? Sicuramente si, e spero nell’aiuto delle altre compagne di viaggio. Ci avviciniamo alla conclusione, il bis è di rito, le ultime battute, gli auguri di Natale, fatti anche con qualche “Christmas song” durante il concerto, e le luci del palco si spengono lasciando ancora accesi i nostri sorrisi. Mentre usciamo ci accorgiamo che c’è movimento al piano superiore ma sembra essere solo per invitati. Noi comunque ci appostiamo nel retro davanti alla porta del backstage…e aspettiamo (come facevamo a tornare al cospetto della webmaster e dirle che non ci avevamo neanche provato?). C’è un piccolo gruppetto già posizionato e qualche “personaggio curioso” ci farà sorridere aiutandoci a sopportare la temperatura e l’attesa. Da quella porta usciranno tutti, tranne quelli che ci interessano. Alcuni che escono ci informano che c’è un party e non si sa a che ora possa scendere, pare che sia su con tutta la famigliola. Decidiamo di restare ancora un po’ e proseguiamo le nostre chiacchiere oltre a torturare chiunque esca, e soprattutto rientri, da quella porta. La speranza è che gli arrivi voce che siamo al fresco ad aspettarlo e magari faccia una capatina per un saluto veloce: troppo ottimisti. Passano due fotografi che provano a vendere foto del concerto, esce una simpatica signora che sapendo degli ammiratori in attesa esordisce: “nessuno di interessante sono solo io!”. La tube ha chiuso da un bel po’, il ragazzo non si vede, stiamo approfittando della pazienza degli uomini e c’è qualcuno che ha un aereo dopo poche ore: dobbiamo arrenderci. Ci incamminiamo e troviamo un taxi che ci riporta in albergo. In sei siamo troppi e il driver ci dice che per evitare problemi qualcuno deve sedersi “per terra”…tocca a Re, e sarà la mia ultima foto della serata che aggiungerò ai tanti piacevoli ricordi di questo viaggio.
Manu