Profeta in patria – Londra, 27.11.2008

Eh sì, “la penna del Re” non soffre di manie di protagonismo ma la tentazione è così forte che … eccomi qui: le mani alla tastiera e la mente che vaga tra i ricordi.
Ma, anche questa volta, partiamo dall’inizio.
Altro che alcuni giorni come nel caso di San Vendemmiano! Questa volta la pulce nell’orecchio si è insinuata parecchio tempo prima, mesi oserei dire…
Era inizio primavera quando qualcuno (chi vuol intendere intenda…) mi fece notare quel concerto, in quella città, in quel giorno: Tony, Londra, un giovedì che bene si prestava per fare da “starter” ad un week-end allungato.
Sì, era marzo, e non posso negare che, nei mesi successivi, navigando sul sito ufficiale di Tony, più di una volta ho fatto capolino sul link collegato a quell’evento … e ci sono approdata anche il 15 novembre, questa volta con l’intenzione di non fermarmi ad un solo clic, ma proseguire fino a leggere la parola magica: “acquista”.
E così è stato.
Con la complicità e la “spinta” di quelli che sarebbero stati miei compagni di viaggio, ecco materializzarsi sul pc un codice di prenotazione: era fatta!
A quel punto rimanevano solo più alcuni dettagli “insignificanti” da sistemare: prenotare l’aereo e l’albergo.
Detto fatto: in meno di un’ora il nostro viaggio si compone, tassello dopo tassello.
Si parte!
Mercoledì 26 novembre, ore 22.45 (orario un po’ problematico ma propizio, essendo stata in ufficio fino alle 18…), un volo Ryanair porta Max e me a Stansted dove, con sincronismo quasi perfetto, arrivano anche Manu e Stefano da Roma.
Londra dovrà attenderci fino al mattino successivo dato che, essendo passata mezzanotte, onde evitare problemi con treni ed autobus, si era deciso già a priori di fermarci, per la prima notte, nei dintorni dell’aeroporto di arrivo.
La voglia di raggiungere la nostra meta è tanta che, quasi inconsciamente, si decide di puntare la sveglia presto, ingurgitare una fugace colazione e catapultarci, il prima possibile, sullo Stansted Express che in poco più di 45 minuti ci porta alla stazione di Liverpool Streeet da dove la fantastica rete di metropolitane, con un tragitto senza intoppi, in una mezzora scarsa ci permette di arrivare in hotel.
Giusto il tempo di depositare le valige e, guida alla mano, ci trasformiamo in attenti turisti.
Sarà la bellezza di Hyde Park, saranno i temerari scoiattoli che ci saltellano intorno, sarà che non abbiamo più quindici anni … la giornata scorre così piacevolmente che né io né Manu (Max e Stefano non fanno testo…) sembriamo ricordarci che quella sera stessa avremmo visto l’Uomo!
Ma l’apparenza inganna: intorno a metà pomeriggio, infatti, qualche forza soprannaturale ci spinge ad accelerare il passo, cercare la prima fermata della metropolitana e, chissà perché, far ritorno in albergo… L’appuntamento con Laura e Nadia, a Londra già da qualche giorno, è per le 18 …
Puntuali come orologi svizzeri eccoci nella hall dell’hotel pronti a dirigerci verso lo Shepherds Bush Empire.
Certo che vedere scritto a caratteri cubitali all’ingresso del teatro “Tony Hadley, 27 nov.” ha fatto un bell’effetto!
Ci precipitiamo al box office a ritirare i nostri biglietti e poi, conoscendo l’aplomb degli inglesi, ci mettiamo rigorosamente in fila, ricordando (o rimpiangendo?) le calche davanti ai cancelli viste (qualcuna anche provata) negli anni buoni.
Realizziamo che, mancando pochi minuti alle 19, ora di apertura delle porte, la nostra attesa non sarebbe stata poi così lunga.
Giusto il tempo per qualche sarcastico commento circa lo scarso pubblico in attesa e le persone davanti a noi iniziano a defluire verso l’ingresso.
E, lo ammetto, un po’ di “ansia da concerto” inizia a pervadermi…
Le rigorosissime norme di sicurezza inglesi ci costringono ad un forzato stop appena varcata la soglia del teatro: a noi fanciulle tocca il perlustramento delle borse, i maschietti invece sono sottoposti a perquisizione. Ma di questa ultima circostanza ne verrò a conoscenza solo in seguito dato che, non appena scappata dalle grinfie del buttafuori (o buttadentro?) mi ritrovo a salire i gradini che mi separano dal 1° livello due a due, non curandomi dei miei compari che lascio indietro senza la minima titubanza.
Ricostruito il gruppo si sceglie, con non poca indecisione, il posto (… ci fosse stata meno scelta – o meglio, ci fosse stata più gente – non avremmo avuto di questi “problemi”…) optando, alla fine, per il corridoio che si protende verso la parte destra del palco, con rendimento acustico sicuramente peggiore rispetto alla parte centrale della sala, ma con una maggiore vicinanza visiva allo stage.
Ci si schiera in due file: Manu, Laura, Nadia e la sottoscritta nella prima fila, Max e Stefano alle nostre spalle.
Constatiamo con piacere che la sala inizia a riempirsi mentre il parterre è ancora decisamente vuoto, a parte tre – quattro file di persone a ridosso del palco tra le quali, sicuramente, non ci sono avventori casuali ma “zoccoli duri”. Anche la platea, comunque, poco alla volta si popola…
L’attesa passa tra chiacchiere, risate e un orecchio, uno solo, intento all’ascolto di un gruppo di supporto a noi sconosciuto che pare, invece, essere molto apprezzato dagli spettatori indigeni tanto che ci viene spontaneo domandarci se il pubblico fosse lì per Tony o per loro…
Ma basta dare tempo agli addetti al palco di smontare i loro strumenti, permettendoci di veder emergere una batteria degna di nota con una J e una K in bella mostra sulla grancassa, lasciare che i tecnici abbassino le luci e … ogni dubbio viene fugato: il pubblico è lì per lui, come lo siamo noi!
John prende posto dietro la batteria, alla sua destra una corista, tastiere e basso alla nostra sinistra, alla nostra destra chitarra e fiati (solo alla fine del concerto mi renderò conto che ne vedevo solo due ma che in realtà erano tre!).
E poi arriva LUI!
In forma il ragazzo, non c’è che dire!
Jeans, camicia bianca e giacca scura, afferra il microfono e parte.
Qualche dubbio sul titolo della prima canzone (grazie a Vic per averci illuminato in proposito sul forum!), non ho la minima esitazione a riconoscere la seconda, “Somebody told me” dei Killers. Prosegue con paio di altre cover ed arriva finalmente il momento Spandau: “To cut a long story short” ci ravviva!
Purtroppo non potrò essere molto precisa circa la “scaletta”… si sperava di avere qualche supporto audio a cui fare riferimento ma nulla da fare: risultati pessimi, peggio delle foto! Quindi… vi dovrete accontentare della mia memoria!
Ricordo, in ordine sparso, una spettacolare “Walking in Memphis”, una sorprendente “Suspicious minds” in duetto con la corista (ottima voce), una allegra “Hey Jealousy”. Ottima l’interpretazione di “With or without you” degli U2, per non parlare della session dedicata ai Queen: “We are the champions”, “ We will rock you”, “Radio Gaga”, “Bohemian Rhapsody” e sicuramente qualche altra perla che ora non ricordo.
Non tantissime le incursioni Spandau: oltre alla già citata “To cut …” ricordo “TTB”, “True”, “Gold”.
Pochissime anche (per mia fortuna!) le “presenze” di Passing Strangers … e non chiedetemi i titoli perché cascate male!
Un boato accoglie uno scambio voce/percussioni: John inforca la chitarra e si avvia al centro del palco mentre Tony si sistema dietro la batteria. Non male la performance di The King … non male neppure quella di Tony anche se chiunque avrà notato la scarsa dimestichezza dell’Uomo con piatti e tamburi e soprattutto con le bacchette … spettacolare vederne volare via una dalle sue mani e notare il suo sorriso “malandrino” nel continuare a suonare con una sola!
La serata scorre piacevole e briosa, unico “neo” il fatto che, giocando in casa, Tony parla un inglese “strettissimo” ad una velocità tale che nessuno di noi riesce a capire le sue parole… ma a nessuno, credo, sia sfuggito quel “grazie” che ci ha fatto sorridere con grande soddisfazione!
Arriva anche il momento dei bis, degli auguri natalizi e del saluto finale.
Lo guardiamo sparire dietro le quinte e a malincuore constatiamo che è giunto il momento di alzarci e dirigerci verso l’uscita.
Passando vicino all’ingresso del bar non possiamo non notare uno strano sbarramento e vedere una ragazza dello staff del teatro con una lista in mano non ci lascia più nessun dubbio: là dentro è atteso Tony … e pensare che solo un paio di ore prima Manu ed io eravamo al bancone a berci una Coca-Cola … Credo che l’idea di tentare di intrufolarci sia venuta a tutti e sei (mah, forse Max e Stefano non è il caso di contarli…) … alla fine, invece, ci dirigiamo mestamente verso le scale e in pochi passi ci troviamo all’esterno del teatro.
Un’occhiata all’orologio: sono da poco passate le 23 … tentar non nuoce …
Senza proferire parola ci dirigiamo verso la parte laterale dell’edificio alla ricerca di quella che si materializza davanti a noi senza bisogno di troppe ricerche: eccola, la “back stage door”.
Un misto di sconforto e ilarità ci coglie nel momento in cui ci guardiamo intorno… Che dire? Che per fortuna ci siamo noi sei ad abbassare la media dell’età … e … pensare che, come detto prima, non abbiamo più quindici anni !!! E il “peggio” deve ancora venire…
Passino le “carampane” … ma quando arrivano un lui e una lei che a fatica si reggono in piedi, beh, siamo noi per primi a sperare che Tony non si affacci da quella porta … anche perché … prima di uscire avrebbe dovuto spostare a gran forza quella lei che ha pensato bene di smettere di tenere su i muri (o che fosse il contrario?) e coricarsi sullo scalino.
Il tempo passa ma nessuna notizia trapela verso l’esterno.
Di gente, da quella porta, ne esce in continuazione: escono i musicisti, la corista, inservienti e membri dello staff e tutti recitano la stessa tiritera “c’è un party, ne avrete un bel po’ da aspettare”.
Impossibile non notare una ragazza che esce a fumare una sigarette, che, visto l’abbigliamento, è sicuramente un’avventrice di quel party.
Stando ai commenti ed alle osservazioni di Max e Stefano … lo è sicuramente e sicuramente sa chi è Tony…
Tentiamo il tutto per tutto. Mi avvicino e le dico che siamo un gruppo di italiani venuti apposta per il concerto pregandola di chiedere a Tony di scendere solo qualche minuto. “Non so neppure chi sia” è la sua risposta che li per li mi lascia sorpresa ma a cui non do peso più di tanto… Non appena la ragazza rientra a Nadia sorge un sospetto: quella faccia l’ha già vista … mumble mumble … già l’ha già vista sul retro della copertina di Passing Strangers. Che sia Toni, la figlia di Tony??? Beh, io non faccio testo dato che quell’album è ancora incellofanato quindi la copertina non l’ho mai vista … però mi fido … (e faccio bene: non appena rientrata in Italia Nadia scova una serie di foto e sì, non ci sono dubbi, era proprio lei). Alla faccia del “non so neppure chi sia”…
Incassata la prima sconfitta, ce ne aspetta un’altra.
Esce il fotografo … e si ritenta con lui. Dico anche a lui che siamo italiani bla, bla, bla … e, grazie anche all’insistenza di un altro ragazzo, pare quasi convinto ad andare a cercare il manager. Prende una foto tra quelle che aveva scattato (e prontamente stampato …) e rientra nel teatro. Ci armiamo di macchine fotografiche ma … ecco riaprirsi la porta, ecco il fotografo … ma di Tony manco l’ombra. Unica apparizione: quella foto portata su, autografata e, probabilmente, venduta a caro prezzo.
Niente da fare!
Il tempo passa, è ormai mezzanotte passata, l’ultima metro è persa … tanto vale aspettare ancora un po’ tanto ormai, l’unico mezzo che ci avrebbe riportato in hotel sarebbe stato un taxi.
Per fortuna nel frattempo qualche “carampana” e il “lui” e la “lei” hanno desistito e … poco per volta il gruppetto si assottiglia. Rimaniamo noi sei e quel ragazzo che aveva insistito con il fotografo. Un giro in perlustrazione: l’ingresso principale del teatro è ancora aperto, c’è un’altra uscita sul lato opposto rispetto al nostro appostamento, non ci sono auto sospette in giro … chi ci assicura che, visto ormai l’esiguo numero di persone in attesa, Tony esca proprio da quella porta?
E’ tardi, il freddo e la fame iniziano a farsi sentire, Laura e Nadia di li a poche ore avrebbero dovuto essere in aeroporto per tornare in Italia.
Con non poco dispiacere alziamo bandiera bianca e desistiamo.
Abbandoniamo la nostra postazione e ci dirigiamo verso la strada alla ricerca di un taxi. Un ultimo sguardo al teatro e ci stipiamo nel cab abbandonando la nostra speranza ma comunque soddisfatte per la serata.
Arriviamo in hotel, salutiamo Laura e Nadia, Max e Stefano vanno a far provviste da Mc Donald’s. Un hamburger, quattro chiacchiere, uno sguardo alle foto e tutti a letto.
Il concerto è finito ma la nostra avventura a Londra no.
Dei tre giorni che seguono ho un’infinità di ricordi che si rincorrono, accavallano, combattono tra di loro per guadagnarsi la palma del migliore.
Ma non c’è “un migliore”: ci sono fotogrammi impressi nella mente che catturano momenti, emozioni e sensazioni difficili da spiegare.
C’è una Londra in sottofondo, uggiosa come sempre, sempre più affascinante con il maestoso Big Ben, lo sfarzoso Buckingham Palace, le alte fontane di Trafalgar Square, le sfavillanti luci di Piccadilly Circus, le stradine affollate di Soho, il chiassoso mercato Covent Garden, il profilo autoritario del Tower Bridge.
Ma, soprattutto, ci sono persone che hanno reso ancora più magica quella città, persone che hanno trasformato quei fotogrammi in ricordi indimenticabili.
Persone con cui è stato un piacere condividere questa avventura, questa città, queste emozioni e non solamente il concerto… ma non dimentichiamo però che è grazie al protagonista di quel concerto se le nostre strade si sono incrociate.
Gli affezionati del Circolo crederanno di essere vittime di un dejà-vu … ma anche questa volta non posso, non voglio concludere diversamente da così:
“grazie Tony, grazie Laura, Manu, Nadia, Stefano, ma, soprattutto, grazie Max. E … al prossimo concerto”.
Re