Tourista in Italia

Quando si intraprende la vita da tourista, non la si vorrebbe più interrompere!
Ma il gioco è bello quando è corto (dicono…) e così mi ritrovo , con qualche ricordo in più e tanta voglia di ricominciare presto, ad una scrivania di hotel alle 9.20 di una domenica mattina che ormai non sa più di tour…
Le emozioni e le cronache da trascrivere sono tante e la mia mente non è ancora lucida a sufficienza per scindere tra sogno e realtà ma l’adrenalina, il dovere di cronista ed il bisogno di sfogare su carta i propri pensieri, sono tali da distogliermi da tutto il resto e cominciare a scrivere.
Saltata la data di Napoli per motivi spazio-temporali, si comincia l’avventura dal Vidia di San Vittore di Cesena.
La spedizione è composta da Giacomo, Marcella, Guendalina, Angelo e la sottoscritta; l’arrivo al locale coincide con l’apertura dello stesso, quindi noi “cozze” non vogliamo perderci la prima fila e rinunciamo tranquillamente alla cena.
Non così fanno i maschietti che mostrano di essere dotati di una certa fortuna, gustando la pizza a pochi centimetri da Tony che, non smentendo la fama di persona cordiale e cortese, all’uscita tiene aperta la porta ai nostri.
Le transenne della prima fila sono tutte occupate, anche Michela e Davide , Barbara e sorella fanno parte del gruppo e ancora una volta ringrazio Tony per le amiche che mi ha fatto conoscere.
Chissà cosa ci riserva la scaletta, quali brani proporrà…sicuramente pezzi Spandau ma spero anche tante covers che reinterpretate da lui suonano stupende.
Lo show comincia con “Chant n.1” (se penso che ha riscoperto questo brano dietro nostra insistente richiesta….vero ragazze?) e prevede molte canzoni Spandau, pure “Round and Round” che avrei volentieri sostituito con “Instinction”.
La lista non include “To cut a long story short”… perché?!
Il nostro artista non fa rimpiangere Bowie nell’interpretazione di “Heroes” e men che meno Elvis in “Suspicious mind”. Anche in “With or without you” fa dimenticare la voce particolare di Bono mentre è per me una novità la cover dei Killers “Somebody told me”: letteralmente una bomba, con John e Richie protagonisti con i loro strumenti e Tony che esalta questo brano già molto carico. Fantastico!
Ovviamente non manca “Under the Bridge”, per me sempre molto bella.
Il pubblico (200-400 persone?) è partecipe: pochi ma buoni, come si dice…
Tony pare divertirsi e si cimenta anche con il poco italiano che ha imparato. La band è orfana di Phil Williams, neo papà, che viene sostituito da Andy Carr. Alle tastiere c’è Phil Taylor, raffreddato, mentre Richie Barrett dimostra ancora una volta la sua bravura e scatena in Giacomo la mai sopita voglia di chitarra elettrica.
Osserva tutto e tutti, canta, ride, si diverte e si scatena dietro alla batteria, the King, John Keeble.
Concludiamo la serata con un saluto a Tony, sempre disponibile, e ci spostiamo a Cesenatico dove dormiremo in attesa di trasferirci a Orzinuovi.
Anche il Buddha è locale live, con un palco un po’ troppo alto, secondo me.
Riusciamo a incontrare Tony nel tardo pomeriggio, scambiamo quattro parole sul mini tour e ci diamo appuntamento per la sera. Il nostro gruppo si sta rinforzando, anche Paola e Alessandro ci raggiungono, ma ancora non riusciamo a riunire tutte le sacerdotesse…
La scaletta è la medesima del giorno prima, il pubblico è sempre partecipe e lui sempre contento di essere in Italia. C’è qualche problema audio, secondo me, ma la sua presenza è comunque predominante e si canta dall’inizio alla fine.
Finalmente anche Elena partecipa ad un concerto di Tony, pazienza se non è quello migliore.
Purtroppo il tempo trascorre impietosamente e con la fine dello show e della chiacchierata fuori dal backstage, ci ritroviamo già a San Vendemiano e al Sonny Boy.
E’ opinione mia che lo stesso si sia rivelato poi il locale più adatto a Tony e alla sua musica. Tanta gente per la serata finale e partecipazione totale (come sempre) a tutte le canzoni; salta “With or without you” ma non sappiamo il perché…
Il palco è finalmente ad altezza ginocchia (senza transenne) e possiamo guardare Tony da una prospettiva un po’ più decente, mentre la prospettiva di John è sempre perfetta, nascosto dietro alla sua batteria ci osserva.
E se John è the King, anche noi abbiamo il nostro Re…
Per una sacerdotessa – Paola – che non può seguirci in Veneto, una che arriva dal Piemonte per riassaporare quella piacevole esperienza fronte palco…… Reana e Max non si fanno sfuggire un incontro ravvicinato con Tony nel pomeriggio e assistono a quello che per me resta il miglior concerto, forse perché è l’ultimo e voglio godermelo il più possibile…
Buona organizzazione del locale; il biglietto di ingresso comprende, oltre allo show, anche un ricco buffet che noi purtroppo e ovviamente saltiamo (questa volta, però, la pizza è già finita nel nostro pancino) per i soliti motivi logistici di pole position.
Il parterre del Sonny Boy è internazionale: Rossini arriva da Barcellona (via Trento, sua residenza provvisoria per studio) e, nostra vecchia conoscenza, fa parte del gruppo.
Ogni canzone è, per me, un ricordo unico e speciale. L’apoteosi è “I’ll fly for you”, senza la quale ora non sarei qui a scrivere per il Circolo Hadley…
Come ho già detto e scritto, ne è passata tanta di acqua sotto i ponti, ma noi siamo ancora qua e lo saremo sempre perché il nostro entusiasmo e la nostra adrenalina vanno di pari passo con la sua voce e la sua voglia di stare su un palco.
Il concerto arriva al termine, la band propone il bis senza scendere dal palco perché, come dice Tony, non ha senso fare diversamente visto la disposizione dello stage: “Gold” e “Hey jealousy” chiudono alla grande.
E’ doloroso il saluto finale, questa volta, perché non ci sarà un altro concerto domani (non nel prossimo domani). Il dj spara subito grande musica anni 80, l’adrenalina non si ferma ma i decibel sono effettivamente eccessivi e noi abbandoniamo il locale (ringrazio il tipo che mi ha portato il poster, dietro mia richiesta) per trasferirci al freddo della notte veneta, in compagnia dell’autista del coach della band. Siamo in pochi a gelare, ricordando gli attimi appena trascorsi o rinverdendo fasti passati: ci sono ben tre sacerdotesse (March, Re e la sottoscritta) con due consorti, Rossini e Antonia, che abbiamo conosciuto in loco e, appunto, l’autista.
Perché il tour non è solo concerto, non è solo musica, non è solo Tony (…), non è solo adrenalina. Il tour è , prima di tutto, un pretesto per vivere insieme certi momenti, divertirsi insieme nel comprare un regalo o attendere insieme nel gelo di qualche località; è trascorrere qualche ora, qualche giorno insieme, cenare insieme, e insieme ringraziare Tony per quel grande regalo che ci ha fatto: l’amicizia.
Tony e la band sono pronti per tornare, l’indomani mattina, verso lidi familiari. Non prima però di averci salutati con la sua, la loro, cordialità. Un altro bacio, un altro saluto ed il solito see you soon che vorrei fosse in UK per il By Request Tour…
Agnese xxx

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