Tony Hadley Concerto Napoli

“Una delle più belle voci degli anni ottanta”.
Proprio così viene introdotto da un improvvisato ed improbabile presentatore sul palco del Palapartenope di Napoli il 4 aprile 2006. E finalmente dopo tanti anni questa volta ci sono anch’io con la curiosità di ascoltare dal vivo la voce che da sempre ha accompagnato i miei viaggi in macchina, facendo da sottofondo alle mie giornate di lavoro di studio, di stress!…
Arrivando al Palapartenope alle 20 e 50, con la lingua di fuori, sapendo che il concerto sarebbe iniziato alle 21,00 mi catapulto alla biglietteria: errore! Il concerto inizia alle 21 e 30!
Meglio così ! Abbiamo giusto il tempo di riprendere fiato.
Sgrano gli occhi quando chiedendo due posti in platea la signorina candidamente mi risponde: “Quarta fila va bene?” Ovviamente sono contenta di avere un posto così vicino al palco ma il fatto che sia possibile averlo a mezz’ora dall’inizio del concerto mi lascia un po’ di perplessità (donna di poca fede!!).
Con un misto di euforia e preoccupazione entriamo nel tendone, praticamente vuoto, dove un tipo che ha l’aria di essere un addetto alla sicurezza (!?) ci conduce gentilmente ai posti assegnati. Mi fa uno strano effetto che sul biglietto ci sia scritto “From Spandau Ballet” e per un attimo ho paura che il concerto possa essere un triste revival per irriducibili nostalgici … mi ricrederò molto presto!
Come vent’anni fa, l’introduzione è affidata a Prokofiev e la serata ha inizio.
Tony Hadley entra elegantemente sul palco e non mi sembra vero di vederlo così bene.
Ancora mi ricordo la prima volta che l’ho visto in un video degli Spands: bello come il sole cantava “Gold” e non lasciava dubbi sulla sua bravura.
Parte con i successi degli Spandau e sgrano gli occhi una seconda volta perché il “ragazzo”, oltre ad essere sempre affascinante, ha una voce, potente e pulita ed ha anche una gran voglia di farcela sentire senza risparmiarsi troppo. Si lascia scappare una smorfia forse per la pessima acustica o forse perché il pubblico, numericamente parlando, non soddisfa del tutto le aspettative, ma di lì a poco non darà più spazio ad incertezze per regalarci due ore di musica e di simpatia.
Dopo un tenero tentativo di dire qualcosa in italiano, ci anticipa (in inglese) che oltre ai successi degli Spands ci farà ascoltare altre famose canzoni che a lui piacciono e che ovviamente noi non vediamo l’ora di sentire.
Così, i grandi singoli “Only when you leave”, Higly Strung” “Round and round” “Lifeline”…, vengono intervallati da una bella versione di “With or without you” degli U2, un paio successi di Elvis , dei Roxy Music e una “Addicted to love” di Robert Palmer che non sentivo da una vita.
Tony ha un’ottima voce e ne è perfettamente cosciente così quando si cimenta nella versione di Hammer to Fall dei Queen si lascia un po’ prendere la mano … esagerando! Ma la “grattatina” alle corde vocali non gli ha fatto grandi danni e dal pezzo successivo riparte alla grande!
L’atmosfera che riesce a creare è piacevolissima , molto amichevole e lo si capisce dalla sua voglia di comunicare con il pubblico. Sicuramente se non fosse per la lingua, si farebbe volentieri una chiacchierata. Quando un’ammiratrice si avvicina fino al bordo del palco (vent’anni fa non ci sarebbe mai riuscita!!) lui candidamente la saluta apprezzando la compagnia e continuando la sua interpretazione di “I’ll fly for you”. Ma l’energumeno della sicurezza (!?) è in agguato e si precipita ad allontanare l’”intrusa” che senza fare storie torna al suo posto. Tony prova a dissuaderlo ma non ci riesce e, non apprezzando la scortesia, borbotta facendogli versacci; naturalmente il tutto continuando a cantare!
I successi si susseguono e ad un certo punto annuncia con il suo inglese velocissimo: “Ora faremo un brano dei Duran Duran”…BOATO della platea! E lui ,che di punto in bianco sembra parlare tre lingue insieme, risponde: “Eeeeh scusa me eh! I like Duran Duran”! Mi aspetto di ascoltare la sua mistica versione di Save a Prayer ma invece mi sorprende attaccando con una delle canzoni che molte band hanno invidiato ai Duran Duran: “ Rio” (E’ inutile che storcete la bocca, è così!). Dovremmo a questo punto fare il paragone con la versione originale? Beh la voglia ci sarebbe e gli elementi per farlo anche, ma direi di no perchè Tony Hadley non ha intenzione di imitare nessuno, interpreta semplicemente delle belle canzoni, con la bravura di chi questo mestiere lo sa fare.
Il tempo vola fino all’annuncio dell’ultimo brano seguito dal graditissimo bis dove il mitico ci invita ad avvicinarci al palco perché non gli piace la distanza che ci separa. E poi, come scrive Agnese: “Non si può stare seduti ad un concerto di Tony”. Naturalmente tutti accettiamo di buon grado e la serata si chiude con grandi applausi e complimenti a tutta la band, John Keeble compreso.
Un pò meno di buon grado accettiamo il fatto che il concerto sia veramente finito e che dobbiamo tornare alla volta di Roma.
Subito uno sguardo alle foto che purtroppo l’energumeno della security (!?) ci ha costretto a fare senza flash, e via verso la strada di casa. Il viaggio è abbastanza lungo per fare ancora molti commenti. Non mi mancano però gli interrogativi: perché il concerto non è stato minimamente pubblicizzato? Perché in un momento in cui la musica degli anni ottanta è tornata così alla ribalta un personaggio bravo come Tony Hadley non riesce ad riemergere al giusto livello? Non era forse sua la voce che riempiva gli stadi nel momento più fortunato degli Spandau Ballet? E la rottura con la band è così insanabile? Lo ammetto questi particolari non li ho seguiti molto in questi anni e oltre a qualche articolo letto qua e là, non ne so granché. Certo che se neanche il Live 8 è riuscito a riunirli… .
Il giorno dopo sono ancora con i miei piacevoli ricordi e, con in testa gli accordi di quella bellissima versione “pianistica” di trough the barricades, vado alla ricerca di qualche articolo o recensione che parli del concerto ma, senza saperlo,…. mi “fermerò” al “CircoloHadley”…. .

Manu