San Vendemiano, 08 aprile 2006

Non ricordavo con esattezza la data del mio ultimo incontro con Tony prima di San Vendemiano… ricordavo solamente che, sicuramente, era la fine… del secolo scorso. Ancora una volta devo dire che Ag e il SUO sito mi sono venuti in aiuto: era marzo 1999… un secolo fa in tutti i sensi… Quello che ricordavo con esattezza, invece, erano le emozioni da live, ogni volta le stesse ma, paradossalmente, ogni volta diverse. E poi ricordavo il “sapore” della prima fila… Una prima fila, quella al Sonny Boy, ancora una volta accanto alle “sacerdotesse” (quasi al completo), ribattezzate recentemente “lo zoccolo duro del circolo”… Una prima fila questa volta ancora più bella per la presenza alle mie spalle di un grande uomo che mi supporta (e mi sopporta) in tutto e per tutto, Tony-mania inclusa!!! Grazie Max!
Ma andiamo per ordine…
Le date del mini-tour italiano di Tony in bella mostra sulla home page del Circolo sono state per giorni una calamita… Tre delle quattro inarrivabili… Napoli per ovvie problematiche logistiche, Cesena e Orzinuovi per altrettanto ovvie ragioni lavorative. Ma San Vendemiano no, era un richiamo troppo forte, nonostante i 500 km di distanza… Un’infinità ma un’inezia se paragonati a quelli che mi separavano da Birmingham il giorno che Ag mi telefonò in ufficio e mi disse: “…sto prenotando l’aereo, hai cinque minuti per decidere se devo prenotare anche per te…”.
Cinquecento chilometri diventati un’inezia grazie alla pazienza di quel grande uomo di cui parlavo prima.
Si parte all’alba delle 7 dal Piemonte, si attraversa l’Italia settentrionale da ovest ad est, si arriva a Conegliano, si vestono i panni dei “turisti per caso”, si riuniscono le “sacerdotesse” (con rispettivi … sacerdoti) e si parte alla volta dell’hotel. Giusto il tempo di incontrare Rossini, una ragazza spagnola già “nota” al gruppo e via, verso il famigerato Sonny Boy… La prima impressione, almeno per quel che mi riguarda, non è stata delle migliori: zona industriale o quasi, capannone stile magazzino… Ma ecco arrivare un mini-bus, molto noto alle “sacerdotesse”, reduci da Cesena e Orzinuovi… Ecco Tony, ecco John, ecco gli altri… Il bus parcheggia, la tentazione di raggiungerlo è forte ma meglio non cedere… ma se Maometto non va alla montagna… Stiamo mestamente risalendo verso l’ingresso del locale e Max ci avvisa: sta arrivando… Chi? Tony! Per non sembrare troppo sfacciate, gli andiamo incontro. Solita disponibilità, solita gentilezza. Un cenno di saluto alle “affezionate” e uno sguardo interrogativo verso di me… Gli ricordo che ci siamo visti l’ultima volta nel 99 mi sorride come se stessi parlando della preistoria… Quattro chiacchiere, una gradita SORPRESA (non dico altro, sarà onere ed onore di Ag svelarla…), una breve discussione su una canzone scelta per le sue serate italiane considerata una hit ma quasi a noi sconosciuta (con performance live, lì nel parcheggio…) e poi via verso il sound-check. “See you later”, dice.
Via anche noi, una pizza e si ritorna on-site. Della prima fila si è già detto, delle tre ore di attesa prima dell’inizio non c’è molto da dire… Che dire invece del concerto? Nulla che non si possa riassumere con una sola parola: fantastico. Attacca con Chant, prosegue con Highly Strung, e via con vecchie hits degli Spandau (ricorderò per sempre i suoi occhi e il suo sorriso su True) intervallate con cover di Red Hot Chili Peppers, Duran Duran (?!?), David Bowie ed altri. Ride e scherza con il pubblico, un pubblico finalmente degno delle aspettative, un pubblico che partecipa, che canta, che ricorda… Quasi due ore di concerto scivolano via come sabbia dalle mani… non c’è neppure l’attesa per i “bis”: è Tony stesso a dire di non voler fare il “siparietto” dell’uscita e del rientro, è sudato come un pulcino, gli sarebbe toccato uscire in terrazza e rischiare l’assideramento… Nulla di diverso da quello rischiato sul retro del Sonny Boy da pochi temerari rimasti quasi un’ora ad attenderlo. La sottoscritta ha desistito prima del suo arrivo, due “sacerdotesse”, con Rossini ed Antonia, invece, sono state molto più “tonyche” e la loro costanza premiata con un ultimo sorriso. Si torna in albergo con l’adrenalina ancora alle stelle, si scaricano immediatamente le foto, si commenta la performance con obiettività grazie a chi (Max, Giacomo ed Angelo) vedono Tony da un punto di vista un po’ diverso da noi “zoccoli duri”. L’alba è alle porte, si sonnecchia qualche ora e poi via a rivestire i panni dei “turisti per caso”: c’è Treviso da visitare e devo dire che Tony ci ha fatto fare 1000 chilometri in due giorni ma ci ha permesso di conoscere una città stupenda, come lui, come il suo concerto.
Grazie Tony, grazie Ag, March, Gue, James, Angelo ma soprattutto grazie Max.
E … al prossimo tour!
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